per recuperare foto

da una sd card capricciosa, pare non esistano utility mac gratuite a parte l’amichevole exif untrasher (gradevole anche in versione italiana, a differenza di tanto altro software pagato a caro prezzo).

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preferivo prima

ApplepowerbookApplemacbook

il nuovo* orientamento «promozionale» della mela mi urta un po’, devo dire.
e in più, per aprire il portatile, continuo a prenderlo dal lato sbagliato; sarà la vecchia abitudine ma lo trovo meno intuitivo (la decalcomania l’ho messa anche per ovviare a questo inconveniente).

* si fa per dire (è così dagli ibook del 2000, credo)

ma eccomi ancora con il lurido cavo

odi et amo: vecchio e lercio (lo usavo già con il vecchio powerbook) ma affidabile.
un po' deludente, questa time capsule per niente plug and play: vede internet e stampa in rete, ma i mac non navigano.

stavolta niente aiuto dai forum (che mi erano sempre bastati) e tantomeno dall'assistenza telefonica apple (prima volta = mai più: speravo nella rivelazione di una misteriosa configurazione nascosta, ma se dobbiamo andare per scelta a tentativi dai menu a tendina, facciamo anche senza il call center, grazie). 
fastweb dice che non bisogna inserire manualmente parametri, e così a naso ha ragione… a quanto pare il mondo è pieno di gente che attacca e stacca la corrente pronunciando formule magiche per far partire 'sta scatolina bianca.
prossimo passo: riportarla dove l'ho comprata per vedere se là funziona.

comunque, l'ho già detto che amo lo schermo lucido?

questione hardware

Hardwareho chiesto alla gatta se se la sentiva di riparare la piastra una volta deluxe ma non funzionante da tempo immemorabile, il videoregistratore che già trascinava male le vhs e adesso se le mangia, il lettore dvd con il cassetto bloccato. la risposta è stata questa.

alla piastra abbiamo rinunciato da tempo, ovviamente; invece mi chiedevo se non prendere un videoregistratore digitale (magari anche con slot vhs, per salvare qualcosa dalle cassette prima di buttarle, ehm, archiviarle).
tipo così. saranno validi o saranno un po’ delle baracchine?
e saranno anche dei buoni lettori? chissà.

aggiornamento sui collezionismi estivi

che le ceramiche fantasia continuino ad arrivare sane e salve dall'inghilterra ha dell'incredibile, e comunque è divertente (il postino invece ormai mi odia).

quanto ai concerti, il commento di edo dice quasi tutto.
i maximo park non li avevo mai visti e speravo in un concerto migliore: è uno di quei casi in cui per contrasto ti accorgi di quanto siano ben prodotti i dischi e fai un po' fatica a riconoscere il suono dal vivo; non che debba essere identico, anzi, ma risultava tutto un po' affastellato e mi ha preso veramente solo durante books and boxes e apply some pressure (anche p., che non conosceva le canzoni, li ha trovati simpatici ma non una rivelazione).

la giornata di rock in idro mi è stata talmente funestata dallo spostamento di sede (chi osa levarmi l'unica giornata che avevo in programma di passare all'aperto a milano?) che l'ho goduta pochino.
ma ho amato al primo ascolto i flogging molly – arrivando si pensa «sì, va bene, ancora folk-punk irlandese, che sarà mai», e invece… che bella cosa – ed è valsa la pena di rivedere i pogues.
ne ricordavo un grandissimo concerto del 1990 a correggio e uno successivo in cui la presenza di shane macgowan era già rarefatta come un fantasma. sabato sera invece lui c'era davvero – nelle foto di stefano masselli sembra diventato quasi bello – sdentato sì e attaccato a un bicchiere non certo d'acqua fresca, ma con molti capelli e sempre più sicuro man mano che procedeva il concerto, in particolare in dirty old town e rainy night in soho (now the song is nearly over – we'll never find out what it means… non posso che confermare il mio amore per le rockstar attempate).  la pessima atmosfera del palasharp era stata un po' mitigata dal telo con i grattacieli e dalle note di straight to hell prima che i pogues salissero sul palco.
philip chevron sembra vecchissimo ma perlomeno è vivo e ha cantato la sua meravigliosa thousands are sailing (mia canzone preferita dei pogues).
per la cronaca:
i gogol bordello dal vivo dicevano  poco – ne ho ascoltato solo metà perché i suoni balcanici risultavano noiosamente assenti, in una patchanka abbastanza qualunquistica da cui ogni malinconia era svanita lasciando solo, mi è parso, una certa superficiale cialtroneria.
i social distortion li abbiam sentiti con piacere, onesti e solidi come te li aspetti.
i babyshambles abbastanza inqualificabili – senz'altro penalizzati dall'orrido suono del papasharp e dall'indifferenza del pubblico (con la  lineup di sabato avevano ben poco a che fare), ma sono apparsi inutili e contraddittori come il loro nome.

vintage hat pins

Hat_pins

should be bakelite. maybe I’ll try to go back and photograph the wonder/colourful array of old pins this lady has on display.

(ci si mette anche la collega fra, a portarmi alle bancarelle… ci si mettono anche le bancarelle a venire sotto l’ufficio… uffa.)