fingertips,

in mezzo al marasma di possibilità di ascolti in rete, nella cronica mancanza di tempo appare sempre come un’ancora di salvezza (quando mi ricordo almeno di eseguire i tre clic necessari, cioè). questa settimana, un tema essenziale:

What’s the difference between a boring, doleful singer/songwriter and compelling, doleful singer/songwriter? Aurally, not a whole helluva lot, sometimes. And yet it’s this difference–which hits me clearly in the gut even as it’s tricky to articulate–that allows me to like Elliott Smith and yet all too often really not like people who sound like Elliott Smith. (continua)

(io per esempio, altamente vulnerabile ai cantautori luttuosi, non capisco cosa ci trovi la gente in damien rice.)

andy white,

Andywhitein streaming dall’auditorium di radio popolare, sta cantando vision of you, vigliaccamente rinverdendo, così, quel non breve innamoramento che la sua bella voce irlandese mi causò in the early e mid-nineties.   ora conclude il set con reality row.
mi pare che abbia sempre il nasone e non porti più i capelli lunghi; suona di nuovo a milano lunedì 7, credo ancora nel piccolissimo pub dove lo vedemmo l’ultima volta almeno 5 anni fa.

a fianco, 1997 art delle cartoline che arrivavano attraverso una mailing list vera, con tanto di timbro postale di dun laoghaire.

teenage fanclub

al rainbow, venerdì 21: strano pubblico (mai visti tanti adulti imitare un chitarrista. i fan storici sono più uomini, c’è chi proclama che i tf sono il suo gruppo preferito insieme ai charlatans – non è una frase insensata?). and melancholy delivered by such a warm, steady beat. bel concerto, p. e l. non convinti, dicono che l’uso dei cori è stucchevole e fa rock cattolico (a questo punto ho cercato di tener nascosto il titolo dell’album d’esordio dei tf, ma senza successo, ahimè). a noi ragazze è piaciuto molto.

inventario semplice (ci vuole un minuto)

delle cose piacevoli del mese di settembre:

film – solo fiabe (assumere in grandi quantità dopo un avvenimento luttuoso): il castello errante di howl di miyazaki, brothers grimm di terry gilliam, tim burton’s corpse bride. ancora da completare con la fabbrica di cioccolato, poi non so, temo non ci saranno più film del genere fino a natale 2007.

ancora foto dei gatti di b. il gatto venuto male (bersagliato controvoglia dai miei interventi farmaceutici) sembra guarito dalla rinotracheite.

un’ora di yoga e i raveonettes nello stesso giorno. (premesso che i r. sono un po’ «il mio genere», devo dire che l’ho trovato divertente ma anche inquietante, che ormai si possa fare una sintesi che va da phil spector a jesus & mary chain senza apparente sforzo.  superficiale? forse.  ma  «superficiale» è negativo?  comunque, divertente.)

per una coincidenza

tra gli ultimi dischi comprati prima delle vacanze c’era anche la raccolta doppia del laibach anthems (doveva essere in offerta – erano anni che non pensavo ai laibach). e un paio di settimane dopo, ecco un’imprevista sosta a lubiana. a lubiana questo è l’anno della biennale di grafica organizzata dal mglc, il centro internazionale per le arti grafiche. alla mostra di grafica slovena alternativa degli ultimi 40 anni, al castello di tivoli, c’era un’intera parete di volantini e manifesti del neocollettivismo, dell’nsk (v. anche qui) e dei laibach, che sfortunatamente non ho fotografato. quanto alla biennale vera e propria alla sede della tobačna ljubljana (dove c’è anche un bizzarro museo del tabacco), andrebbe vista anche solo per l’inedita esperienza di visitare una mostra respirando costantemente un leggero, piacevolissimo odore di tabacco (tutto l’ambiente ne è completamente pervaso). la mattina di ferragosto, quando siamo partiti da lubiana, c’erano quindici gradi, pioveva e le foglie degli alberi al castello cadevano ingiallite. e anche stamattina fa un freddino…

sto ascoltando la musica nelle strade

allo scopo di far tornare in qualche modo la temperatura percepita vicino alla serata di sabato scorso, in cui les anarchistes hanno suonato a cassano d’adda circondati da un freddino che (complice anche, forse, un inconfessato sentimento «siamo tutti londinesi») induceva a nutrirsi di pesce fritto, patatine e birra.  il disco è molto interessante, a dispetto – mio snobismo alquanto gratuito – della presenza di collaborazioni illustri e della ballad of sacco e vanzetti. a chi poi, come me, cercasse nei cd degli anarchistes più che altro tracce dei loro bellissimi concerti (non viceversa, ma non credo sia per forza una cosa riduttiva)  va segnalato che sono qui immortalati a las barricadas e, finalmente, l’inno a oberdan