buone notizie (per gente che ama le cattive notizie)

sir arthur conan doyle’s birthday celebrato da google.

la settimana scorsa ho imparato i giorni della settimana in romagnolo. ho dei problemi a pronunciare il giovedì, che tra l’altro è femminile.

sabato sera ho visto gli skiantos gratis e ho cantato il ritornello di i gelati sono buoni.

il gatto che sembrava scomparso sta invece arzillo sul terrazzo di sopra. (da solo non riesce a scendere dal rampicante potato, ma del resto la vecchia lo nutre. non penso che lo riporterà giù; in questo senso è in atto una specie di sequestro di gatto. si aspetta che il rampicante ricresca.)

la societas raffello sanzio

per me quest'anno è arrivata insieme all'influenza domenica pomeriggio, quando ci siamo immersi nei video sulla tragedia endogonidia (autori), e se n'è andata quando sono risorta dal virus martedì, con il concerto dei cryonic chants e scott gibbons.
non penso però che fosse tutta colpa del raffreddore e dell'ottundimento da calore pomeridiano – probabilmente neanche del formato minidv che si sgranava sullo schermo – se i video mi hanno deluso: pareva che quel che doveva essere sconvolgente si appiattisse, mettendo in evidenza costumi alla moda e momenti di nudo o allusioni sadomaso, che, ehi, rispetto ai precedenti della societas sono praticamente dettagli fashion.  sarà anche che sintetizzare spettacoli così forse non vale la pena (dal vivo non ne ho visto nessuno, e non capivo nulla).
nel concerto, invece, oltre le ovvie reminescenze di tutta l'elettronica-industrial-ecc. che normalmente non entra negli auditorium paludati, ancora la severità e il ritmo del voyage au bout de la nuit – non la grandiosità industriale come la guerra di quelle macchine, ma quel bianco e nero, il mondo sonoro insieme meccanico e organico, confine attivato in questo caso da 4 signore vestite come delle sorelle brontë in lutto (e qui sì soccombo all'irresistibile particolare costumistico).
mi chiedo perché non abbiamo potuto avere il capro vivo sul palco del dal verme. mah.

ascolto ossessivo del fine settimana

art brut, emily kane, 2’41". immagino che una canzone pop non possa diventare ossessiva più di tanto senza smettere di essere pop: ecco, emily kane arriva proprio appena al di qua con i suoi ultimi 45 secondi, preceduti dal bridge più tradizionale e insieme umoristico che si possa immaginare… mi fa impazzire, penso che la supererò entro oggi, ma non so quante volte l’ho sentita.

scaffali: nikki sudden (rip)

che c'è di meglio di una domenica mattina di primavera per rispolverare (alla lettera) i dischi di nikki sudden. when i cross the line…

Nikkisudden jacobites (ns e dave kusworth), robespierre's velvet basement, glass, 1985
jacobites (ns e dave kusworth), the ragged school, twintone, 1986
nikki sudden & the jacobites, texas, creation, 1986
nikki sudden & the jacobites, dead men tell no tales, creation, 1987
nikki sudden & the french revolution, groove, creation, 1989
nikki sudden, the jewels thief, ufo, 1991

in streaming un grandissimo concerto di due settimane fa alla radio newyorkese wfmu.
download di favolosi blues acustici sul suo sito (soprattutto pockets full of silver)
altri mp3 sul sito della secretly canadian (tra cui l'indispensabile shame for the angels dei jacobites).

(inside, my heart remains the same)

sorprese milanesi: i tuxedomoon lunedì scorso alla rassegna «suoni e visioni» della provincia, a prezzo modico, senza stress da prevendita. bizzarro, come un déja vu ma di natura radiofonica, ritrovarsi nel 2006 a sentire cotale gruppo presentato da enzo gentile (come del resto la sera prima, a radio popolare, sentire ernesto de pascale presentare donald fagen – corsi e ricorsi acustici, voci memorizzate in età impressionabile).
tutt’altro che nostalgici tuttavia – né c’era da aspettarsi niente di diverso – steven brown e compagnia.*
– assaggi del disco più recente sul sito della crammed, che sfoggia anche un gustoso video live.
– qualche canzone remixata qua, un vecchio pezzo live qua.
– ignoto in rete georgios kakanakis, l’autore di un accompagnamento video piuttosto bello (fatto quasi tutto in diretta con una camerina e vari fogli, pennarelli, una vaschetta d’alluminio, una lampadina…)
– reperti domestici, insufficienti: un vinile piuttosto consunto di half mute; due amate cassette di holy wars e suite en sous-sol.

* o piuttosto blaine reininger e compagnia, visto che sul palco il nostro (già visto nei paraggi qualche anno fa in uno spettacolo di santagata – qua ormai non si fa che linkare il suo sito) ha gigioneggiato in un italiano improbabile.

i film di sean penn

hanno sempre qualche particolare intrigante, che in tre giorni per la verità si si manifesta sotto forma di: presenza folgorante di john savage all’inizio (che poi sparisce), presenza consolante dell’omone buono david morse (già protagonista di the indian runner), presenza ammiccante di robbie robertson e soprattutto king’s highway di joe henry, canzone che non sentivo da anni, ora oggetto di riascolto ossessivo da una settimana.  a me jh piaceva di più prima della svolta jazzata.

short man’s room samples; scar samples

this seventies show

sabato, comprati jeans scampanati e ascoltata ad alto volume la ristampa in cd di marquee moon arrivata in aereo (sì certo, si trova anche sotto casa, ma comunque).
la sera precedente, rivisto per l’ennesima volta carlito’s way e capito per la prima volta che non si limita a citare gli anni settanta, è ambientato negli anni settanta.