fare clic su portfolio 6, è un sito flash (link via life in the present).
e poi an alphabet of illustrators, part of chris mullen’s project the visual telling of stories.
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hai acceso
una peonia di mille colori
per me
(idea via scribblingwoman)
se un bel giorno un signore di Pigra
si opponesse ad andare in montagna
per gli amici sarebbe una lagna
quell’onesto signore di Pigra.*
* appartato borgo della val d’Intelvi.
ho avuto una valanga di accessi da chiavi di ricerca riguardanti deep end di skolimowski. ipotizzo che l* person* interessat* sia(no) stat* folgorat* dalla visione del film a fuori orario, nella notte tra l’1 e il 2: ecco, io ovviamente mi sono dimenticata di registrarlo nonostante sapessi che lo programmavano. ma se voi, per caso… fatevi vivi!
l’abbecedario del giardiniere torna con delle mani (non) rubate all’agricoltura. commoventi, caravaggesche.
per noialtri l’unica occasione di toccare la terra è il giardinaggio in vaso, e le mani poi devono essere di nuovo rese presentabili per il contesto sterilizzato della vita urbana.
non è la prima volta che s. propone delle immagini legate al posto dove lavora, il che m’interessa molto (mi viene in mente il nome di un libro per signorine degli anni 30: mani che lavorano, anime che sognano).


mani di giardiniere. mani che sanno di terra, di pane. mani che sanno d’erba, di sapone. mani che tirano corde, stringono nodi. mani con calli e ferite. mani che rompono i collant quando fanno una carezza. «mani troppo grandi per regalare un fiore.»
come al solito non ho fatto molto di quello che mi ripromettevo. in particolare mi mancano ancora una cinquantina di pagine del libro che mi trascino circa da maggio scorso (sì, è pazzesco) e che volevo finire entro il 2004, il ritorno dell’huligano di norman manea, così pieno di belle cose sull’esilio e sulla patria della lingua, così poco indulgente verso tutte le età dell’uomo, così punitivo nel farti capire che non sai nulla della romania.
bon, rimandato ancora a domani, perché oggi sono stata a vedere la neve.
poi nelle feste sono arrivate un po’ assurdamente altre rose (e solo una proviene da persona gentile al corrente di questo weblog).
sono riuscita finalmente a sentire la ristampa matador di underwater moonlight dei soft boys, due cd pieni di inediti. wow. intanto sono andata svogliatamente a vedere se c’erano novità sui tour di robyn hitchcock – non ci sono quasi mai, almeno per noi popoli mediterranei – e la pagina deputata mi ha fatto saltare sul seggiolino: una data di rh con peter blegvad a milano l’8 febbraio?! per scaramanzia non dovrei neanche dirlo. o correre subito a stendermi come un tappetino sul pavimento del celebre locale milanese, incurante dei veglioni capodannizi in pieno svolgimento. direi che mi trovate lì.
(guarda se non avevo ragione a essere di umore poco festivo), è morta susan sontag. e io ho perso gli appunti della volta che parlò al teatro franco parenti, circa 1997. il tema era quello dei suoi libri sulla malattia, e lei – che oltretutto aveva già avuto un cancro ed era lì a parlarne – mi colpì moltissimo.
è una delle prime cose che mi sono venute in mente quando il giardiniere ha proposto di parlare del mondo vegetale il lunedì. perché mi è sempre piaciuto che proprio l’inizio della nostra modernità – del ferro e del cemento e delle luci come oggi li conosciamo – esplicitasse nelle forme dell’arte un rapporto con la natura, una rielaborazione dell’organico. ci ho ripensato anche un po’ di tempo fa leggendo un post di cadavrexquis che indagava i motivi di una sua predilezione per la severità e l’essenzialità dell’architettura dei paesi dell’est (che io posso trovare interessante per motivi culturali, ma non mi piace, a differenza di altre architetture razionaliste e funzionali) contrapponendola all’architettura «delle curve» di gaudí e hundertwasser. anche a me sembra che lo stupore e l’eccesso di ornamenti non abbiano a che fare con la buona architettura. ma una casa come la pedrera, invece: che meravigliosa affinità con il corpo e con i meandri della nostra testa. e nelle arti applicate liberty, che geniale capacità di riconoscere e possedere le linee dell’esistente.
• murderess ink. the better half of the mystery, perpetrated by dilys winn, workman, new york 1979. featuring gorey’s neglected murderesses, a shoplifter’s floorplan of harrods, harriet d. vane’s wardrobe, un ottimo indice analitico. e poi ho sempre desiderato sapere come si faceva i capelli la sposa di frankenstein.
• marjorie rosen, la donna e il cinema. miti e falsi miti di hollywood, dall’oglio 1978 (titolo originale: popcorn venus, gorgeous b/w pictures)