
Autore: alba
hotel neptun
foto d’epoca
e breve storia della costruzione nel libricino skira la stazione centrale di milano, 2005.
in v for vendetta
il font della metropolitana di londra diventa il carattere ufficiale della cartellonistica di regime – e questa, alla fine, è forse l’idea visiva più angosciante del film (che non è male ma niente di speciale, per chi magari avrebbe voluto una cosa alla gilliam; come adattamento di alan moore in fondo mi era piaciuto di più from hell. niente di speciale anche la colonna sonora, peccato).
ci sono anche un po’ di riferimenti iconografici agli anni 30-40 (abiti di evey, manifesto del film salt plains, immagini di regime), ma senza una particolare coerenza.
mi pare non si sia tenuto conto della traduzione italiana della magic press; peccato per «prevalga l’inghilterra», a cui si era fatta l’abitudine, migliore invece la versione della filastrocca del 5 novembre.
(un link sulle nursery rhymes inglesi e relative origini, che serve sempre.)
dunque,

il disco di morrissey è bello. il maggiore segno di inquietudine riscontrato in giro ieri mattina era gente che in tram leggeva due diversi giornali gratuiti invece di uno. io invece sono agitata, probabilmente per la certezza che qua non si potrà mai abbandonarsi legittimamente alla pigrizia individualista e anarcoide per cui ci si sentisse eventualmente portati ma invece tocca informarsi, andare a votare ecc., indignarsi, scendere in piazza. non finirà mai.
ieri sera, non dico per festeggiare, ma per distrarci, rivisto in dvd il grande lebowski. (dal quiz, figurarsi, risulta che sono un nichilista.)
questo invece non è gratis
che dio mi perdoni e me la mandi buona: istigata da quell’articolo di coupland (questa settimana in it. su internazionale), sto scaricando da itunes il disco di morrissey. cosa ci si riduce a fare quando non si ha sonno e si cerca di smettere di pensare alle elezioni.
link del giorno
il sito della reissue di my life in the bush of ghosts.
skype
rischia di riconciliarmi con il telefono, che non mi è mai piaciuto. forse il motivo era banale: non solo la parzialità della comunicazione (quella obliterazione di mimica e sguardo che costringe molti a camminare nervosamente avanti e indietro, tenersi occupati disegnando ecc.) ma anche il fatto che al telefono si sente male. skype è tutt’altra cosa, e con le cuffie l’udito ritrova la sua simmetria. e poi la chiamata arriva mentre sei al computer, quindi non devi piantar lì all’improvviso quello che stai facendo per rispondere. a volte internet sembra un posto pieno di regali…
alphabets animés
di hugues demeude è un libro che ho trovato al libraccio nell’edizione americana the animated alphabet thames & hudson 1996. riproduce principalmente capolettera decorati e alfabeti illustrati, tra l’altro alcune lettere di un «alfabeto animale» illustrato da un artista d’inizio novecento dalla bella firma in stile japonaiserie, miarko.
scaffali: nikki sudden (rip)
che c'è di meglio di una domenica mattina di primavera per rispolverare (alla lettera) i dischi di nikki sudden. when i cross the line…
jacobites (ns e dave kusworth), robespierre's velvet basement, glass, 1985
jacobites (ns e dave kusworth), the ragged school, twintone, 1986
nikki sudden & the jacobites, texas, creation, 1986
nikki sudden & the jacobites, dead men tell no tales, creation, 1987
nikki sudden & the french revolution, groove, creation, 1989
nikki sudden, the jewels thief, ufo, 1991
in streaming un grandissimo concerto di due settimane fa alla radio newyorkese wfmu.
download di favolosi blues acustici sul suo sito (soprattutto pockets full of silver)
altri mp3 sul sito della secretly canadian (tra cui l'indispensabile shame for the angels dei jacobites).


