e così ho scoperto che colazione da tiffany di capote è una specie di remake di sally bowles (non lo sapevo). sally ha le unghie dipinte di verde smeraldo.
(non ho mai visto cabaret, ma non riesco a immaginarmela come liza minnelli)
Autore: alba
due aggiornamenti prima di andare
1. a grande richiesta, qualche altra immagine del tabellone del gioco da tavolo ravensburger scotland yard
2. rimane sempre da dare un nome a quest’erba misteriosa.
(comunque non sto partendo per londra. buon 25 aprile!)
e un ringraziamento
a chi si ostina a commentare nonostante il controllo captcha di typepad.
(io sono veramente sfinita.)
il tè verde col ginkgo
è buonissimo, come tutti gli infusi sonnentor.
e tuttavia il fatto che si chiami konzentrationstee mi suona, sì, vagamente sinistro.
ci sono solo le mezze stagioni
sarà anche colpa mia, che mi lamentavo del contrario, se abbiamo avuto questa bizzarra lunghissima primavera in cui portare soprabiti mai messi prima, camicette invece di maglioni, giacche leggere?
adesso però è addirittura estate, e invece di star qui al computer vengo assalita da mal di testa da sbalzo di temperatura (in questo caso guardo molta tv, per esempio mi capita di vedere una sera christiane f. e la sera dopo life on mars, coincidenza utilissima per meditare sulla natura della musica di david bowie come colonna sonora), oppure benevolmente deportata fuori.
ieri addirittura in trasferta in località amene, altrettanto benevolmente costretta a confrontarmi con altri esseri umani, ho scoperto che il film le vite degli altri non è piaciuto a g. e m.
ma perché? mi pare di aver capito: perché è un film troppo risolto, che affronta il suo argomento come un tema già acquisito, metabolizzato. perché nella berlino della ddr c’era sempre brutto tempo e dopo il crollo del muro splende il sole. perché il riscatto di tutta la storia attraverso la letteratura è una soluzione borghese e convenzionale. ma in sostanza: perché la messa in scena che io ho percepito, sì, come abbastanza commovente e accattivante da vincere un oscar, ma anche abbastanza pudica e ben fatta da convincermi, a loro è sembrata retorica e convenzionale. (non però a un’altra amica, spettatrice ben poco indulgente, e neanche al mio compagno di visioni e a garnant, che tra l’altro sanno di cose tedesche ben più di me).
ci sarebbe di che fare un’analisi del film per capire quali sono davvero gli elementi linguistici che possono portare il giudizio in una direzione e non in un’altra (e forse anche a non perdonare, in una sceneggiatura, una metamorfosi troppo radicale di un personaggio).
non c’è altra abbondanza
per la gioia di grandi e piccini: more vintage handkerchiefs.
alla mostra di jl sieff
(galleria sozzani) c’è un ritratto di nico, visibile anche in questa pagina di foto di nico fashion model, pre 1965 (ci sono anche alcune copertine di riviste italiane degli anni 50).
forse ognuno ha un suo reality show
io il mio l’ho scoperto solo oggi (in replica su bbc prime; non lo fanno più, non poteva durare molto): life laundry.
memo
il lunedì c’è la rubrica minima di belpoliti sulla stampa.
immagini del beat hotel
le foto di harold chapman
la copertina del libro di barry miles
blurred burroughs
burroughs and brion gysin
corso and the angel