graffiti preferiti

i miei erano quelli sulla martesana a milano. questo qui non c’è più. era già vecchio quando l’ho fotografato; dopo credo di averlo anche visto riprodotto su un libro. è un po’ che non faccio un giro d’aggiornamento per vedere che c’è di nuovo.

un quadro fiammingo a madrid


la madonna dell’albero secco ovviamente non è quello che sembra (per esempio un sogno di gutenberg dopo due birre di troppo). petrus christus a bruges faceva parte della confraternita dell’albero secco fondata da filippo il buono. l’albero rappresenta la corona di spine e le quindici piccole «a» le avemaria del rosario. il quadro è piccolo ed era probabilmente un’immagine privata per le preghiere domestiche; pare che ogni membro della confraternita ne possedesse una simile.

due quadri spagnoli a londra

san michele e il diavolo di bartolomé bermejo

tazza d’acqua e rosa su piatto d’argento di francisco zurbarán.

la prima riproduzione è proprio bruttina. visto che nessuno osa mettere online altre immagini dei suoi quadri, la national gallery farebbe bene a curare un po’ di più la qualità di quelle del suo sito.
sarebbe bello che la rete risolvesse l’annoso problema delle riproduzioni dei dipinti: all’infedeltà/inaffidabilità di quelle a stampa ci si è arresi (comunque rimane pazzesco che si sia potuto imparare qualcosa di storia dell’arte dalle immagini di libri come l’argan). in forma elettronica, con un po’ di attenzione, di certo si può far meglio, eliminata almeno la mediazione del processo di stampa (tra l’altro la carta invecchia, i pixel no). ma sarà necessario rifotografare tutto in digitale, per non ripartire dalle vecchie foto?
vorrei documentarmi un po’ sull’argomento.

songs are like tattoos

è una bellissima cosa che dice joni mitchell in blue. oggi ho visto in offerta il cd e l’ho comprato (mi sembrava un album poco adatto da avere solo su una cassetta al ferro di vent‘anni fa), scoprendo così che il bollino giallo col punto esclamativo per segnalare un disco in promozione è rimasto identico nei secoli, solo più piccolo: 2cm di diametro contro i padelloni grandi tre volte tanto che non si riusciva mai a grattar via dalle copertine dei dischi. però c’è un altro adesivo con scritto newly remastered from the original tapes e il bollino siae, che invece di essere apposto sul retro fa da tatuaggio al mento della signora. mala tempora currunt, si vede dai particolari.

la questione del brivido

vado soggetta a un brivido misterioso a cui non riesco a trovare una spiegazione compiuta.
trattasi di brivido piacevole lungo la schiena (come quello che sopravviene quando qualche anima pia ti massaggia il collo, o causa commozione musicale) provocato con frequenza irregolarissima da microeventi che hanno un minimo comune denominatore veramente minimo, quasi inafferrabile. sono cose banali, a volte triviali:
veder incartare un regalo con lentezza e attenzione.
leggere una ricetta descritta con particolare cura.
veder illustrare una tecnica di maquillage alla tv.
veder apparecchiare la tavola a teatro.
sono arrivata a interpretarlo come una specie di piacere della finzione, o più precisamente della consapevolezza della finzione – della rappresentazione, direi, dell’intenzione. quello che mi chiedo da anni è se capita solo a me: ormai lo chiamo pomposamente il mio brivido estetico.
(al piacere della finzione già accennavo più genericamente qui, dove si parlava di brivido in senso lato – a me infatti i thriller non fanno venire i brividi.)

sindrome di cenerentola?

Quando ai saldi si dimostra che il numero più piccolo rimasto (35-36) mi va bene, mi sento un’eletta. Senza neppure essere costretta a sposarmi, dopo.
È questa qui la mia sindrome di cenerentola: mi pare che l’espressione venga genericamente usata per indicare una specie di complesso d’inferiorità o addirittura una propensione a farsi sfruttare, nonché, in psicologia infantile, per i bambini che accusano falsamente le madri adottive di maltrattarli, ma non lo trovo affatto appropriato. la cosa più importante della fiaba è senza dubbio la scarpetta.

vinyl thrill

brivido vinilico del giorno: the beast inside degli inspiral carpets (1991).
l’organo di clint boon§ ti porta su su su, ma il testo dice guess a man is no man if he doesn’t have the beast inside.

§ sul sito della band si scopre che il suo musicista preferito è philip glass. moo.

biblioterapia

è una parola che ho trovato per la prima volta nel libro di cui parlavo ieri. marc-alain ouaknin ci ha scritto un altro libro (bibliothérapie: lire c’est guérir, seuil 1994), per mostrare «in quale modo la lettura e l’interpretazione aiutino a sciogliere i nodi del linguaggio e anche quelli dell’anima» e «l’esistenza di una forza del libro i cui effetti sono preventivi e curativi; un lavoro di apertura che consiste nel riaprire le parole ai loro significati molteplici e evidenti, consentendo di sfuggire alle chiusure e alla stanchezza per inventarsi, vivere e rinascere a ogni istante». un po’ enfatico, ma affascinante. la parola «biblioterapia», in realtà, è diffusissima in america per indicare una cosa un po’ più banale, ovvero un metodo didattico e di aiuto alla persona (o autoaiuto) che utilizza la lettura di libri adatti. online ho trovato un’altra segnalazione: un bell’articolo di biblioteche oggi parla a lungo del libro di jorge larrosa la experiencia de la lectura (laertes 1998) che descrive una biblioterapia «separata dalla tradizione censoria, ordinatoria, comminatoria di matrice scolastica» (il contrario del metodo americano); è invece «una somministrazione omeopatica e involontaria» «che lavora molto al di sotto della soglia di visibilità e di consapevolezza»; «la lettura disfa di notte quello che la memoria ha costruito di giorno, e compie un lavoro terapeutico che in molti casi è vicino a quello del sogno e del sonno». insomma, il valore psicologico, formativo e trasformativo della lettura va molto al di là del contenuto del libro.

ossessione del giorno

obsessive link of the day: tube disruption è un feed che genera una pagina di aggiornamento continuo sui guasti e rallentamenti della metropolitana londinese. confermando che sono assai frequenti, come sospettavo in base alle sole esperienze turistiche. roba che la MM (metropolitana milanese) in confronto fa tenerezza. (link via rodcorp, se non sbaglio, un bel blog londinese che oggi però non si apre.)