parnassus

The-imaginarium-of-doctor-parnassus-968665l-imagine  si è rivelato il film di gilliam più riuscito da anni (ci sarebbe da riflettere sul perché i fratelli grimm e tideland, benché vedibili, nella sostanza hanno fallito – mi sa che il fantastico di gilliam non ha bisogno del rigore [o della serietà] della fiaba, deve affastellare narrazioni più farraginose e mitologiche e caotiche e umoristiche). 

parnassus è strapieno d'ironia (e parodia dei monasteri tibetani dei film d'azione), ma ti riporta fra i barboni della leggenda del re pescatore e delle dodici scimmie, sul palcoscenico di münchausen, e in particolare per me funziona perché nella mia immaginazione ci sono la battersea power station e le animazioni dei monty python e tom waits, quindi entrare in sala (sia pure il prosaico cinema gnomo di milano) è come varcare lo specchio dell'imaginarium.

the imaginarium of doctor parnassus film locations

gilliam about inspiration for the imaginarium (It probably began with Pollock's
Toy Theatres
in London. I remember when I first came here there was
a shop – and it still is here. They do these Victorian toy theatres, which
are cardboard cut-out ones and they have always intrigued me. In fact for
the first go at it, I went down to the Museum
of Childhood
here in London. I knew they had several old ones there,
so I just took some photographs and fiddled with them in Photoshop.)

wayne hussey batte andrew eldritch senza sforzo

(sempre per la serie rockstar più o meno attempate)

come spesso accade, scoprire un concerto per la sera stessa e andarci senza troppe aspettative è stata una scelta felice: previa mail dell'esperto, eccomi di ritorno ieri sera nel quartiere dove ho abitato negli anni 90, in cui ora trovo alimentari esotici aperti la sera e questo ligera (per non autoctoni: nome dialettale della mala milanese, dunque adatto per un locale che propala il culto di anni 70, poliziotteschi et similia).
lì c'è uno scantinato dall'odore appropriatamente muffoso dove ci è toccata una tappa del lungo tour che ha visto wayne hussey aggirarsi accompagnato, in un abbinamento apparentemente improbabile, da miles hunt e erica nockalls dei wonderstuff (sì, ci sono ancora i wonderstuff).
hunt è una specie di jarvis meno alto e meno caustico, lei è un metro e ottanta di giovanissima violinista britannica dal colorito di porcellana. non finisco mai di stupirmi di come questi anglosassoni riescano a mettere in piedi un vero concerto con così poco: un bel concerto pop molto vibrante che mi ha ricordato gli indimenticati (ma scomparsi nel nulla) mirò. se avete un momento di giorno festivo, you could do worse than listening to hunt's myspace.
quanto al veterano di sisters of mercy e mission, appare nei panni di un signore spiritoso che accoglie richieste dal pubblico e non lesina vecchi successi: la scaletta è di questo tenore (trovate quasi tutto su youtube, per esempio un concerto quasi identico a ieri qua – mai visto nessun musicista così imperturbato da flash fotografici e videocamere). se ai tempi a volte mi pareva un po' buffo (non essendo figo come eldritch) adesso trovo che abbia un'immagina più convincente. io l'ho apprezzato particolarmente in versione crooner tenebroso alle prese con dancing barefoot, ashes to ashes, on a night like this (per maniaci ossessivi: ecco pure la versione backstage) never let me down again (sono per lo più le cover tradizionali dei mission).
devo dire che io e l'esperto eravamo piuttosto contenti, ci siamo prestati pure ai cori karaoke: del resto nello scantinato eravamo a un metro da wayne hussey, se non cantavi ti vedeva.
(ci sarebbe di che arricchire i miei aneddoti sui personaggi a cui capito vicino ai concerti, ma vi risparmio sia i due piccoli peruviani che riprendevano tutto sia l'ubriachissimo e vociante alex altrimenti detto «barcolla ma non molla», che purtroppo sapeva tutte le parole di tutte le canzoni…)

a proposito di barbican

Barbican lights non ne abbiamo più parlato, ma l'omaggio a jacques brel carousel del 22 ottobre è stato una strana cosa… se per caso mi aspettavo qualcosa tipo ferrara: no.
la presenza nella line-up di diamanda galas, marc almond e momus poteva far pensare a un progetto un po' di ricerca, invece trattossi (a parte il corpo estraneo diamanda, l'unica a cantare non accompagnata dalla fin troppo nutrita band e dai suoi arrangiamenti ridondanti) di una rassegna piuttosto classica di artisti che avevano tutti canzoni di brel già in repertorio.  godibile, ma alla fine forse ha scontentato sia chi si aspettava una serata veramente tradizionale sia i rockettari attirati dei tre di cui sopra (le versioni di momus hanno perso la loro peculiarità; l'unico a trionfare è stato marc almond, e devo dire che è stato divertente vederlo così in forma dopo il famigerato incidente di moto. è così tirato che sembra più giovane di vent'anni fa… ma in un personaggio così, ci può stare).

più gradita, alla fine, fu l'occasione di esplorare un po' il barbican (tanto amato da fabio). mi è piaciuto pure il self-service.

proust @ 42

per festeggiare la felice conclusione del primo volume (più o meno due mesi di illuminazioni, parole non capite e non cercate sul vocabolario, assopimenti, divertimento – potevate dirmelo, che proust fa ridere –, crogiolamento parigino, ammirazione, sottolineature, tentazione di incrociare un amore di swann con i passages di benjamin; però tutto in dosi omeopatiche prima di dormire), sdrammatizzerei con un paio di echolalistes:

lista di frasi in ordine di difficoltà per imparare a leggere proust

lista di diversi modi per leggere proust (in particolare proust al lavoro, haha)

qualcuno doveva pur farlo, di portare all'estremo il perfezionismo descrittivo ottocentesco applicandolo a temi psico-sociologici con annesse divagazioni (poi doveva cambiare tutto: prima guerra mondiale, joyce). 
il che può a tratti risultare intollerabilmente noioso, eppure tutto quello che c'è di moderno – la libertà di struttura, il fortissimo filo conduttore della memoria esistenziale – è una pacchia tale che si continua…

illustration

è una rivista trimestrale di cui ho pigliato un paio di numeri da marchpane (è passato un mese e non ho ancora finito di disfare la valigia di londra, praticamente). in realtà potevo tranquillamente comprarmela qui, visto che una degli editor è italiana e la vendono i 4 posti a milano, ma a milano com'è noto mi do poco tempo per fare turismo culturale.

comunque, tra un bigino su edward gorey e un'intervista a shaun tan, trovo la notizia che la british library cerca fondi per acquistare l'archivio di mervyn peake, compresi i 65 disegni originali di alice e 39 quaderni autografi di gormenghast (testo e disegni). al link si può fare una donazione per sostenere l'acquisto.

sentito alla radio, poco fa

ascoltando file urbani apprendo che è scomparso roberto sasso, esperto di musica la cui voce pacata mi ha fatto ascoltare e amare tantissimo jazz quando conduceva raistereonotte. (nel dormiveglia, per cui non mi ricordo più nulla – era una specie di terapia subliminale, particolarmente gradevole tra le 5 e le 6 di mattina.)
ora vedo che lo ricorda anche pop life – oddio, c’è il gruppo di stereonotte su facebook? è la volta che mi iscrivo a facebook? (no, troppo nostalgico.)

robyn hitchcock al dal verme (ieri)

una copia in formato ridotto del concerto di quest'estate, un po' soffocato e rimbombante nella saletta sotterranea. stessa formazione, tranne un batterista scozzese di nome steven al posto di rob ellis (un po' rimpianto). rh piuttosto sopra le righe e più determinato che mai a tradurre in italiano i titoli delle canzoni e altre espressioni incomprensibili (almeno in italiano).
attacco con the museum of sex, poi red locust frenzy, olé! tarantula, antwoman (being just contaminates the void), stessa sequenza di nasa clapping/full moon, sempre ottima america, grande regalo i'm only you (e i often dream of trains).
dall'ultimo album ci sono state perlomeno saturday groovers e up to our nex (molto riconosciuta dal pubblico) e alla fine goodnight oslo.
cover beatlesiana/lennoniana nel bis: come together (hai detto niente #2).
camicia: nera a grossi pois bianchi, ovvero identica alla chitarra.

l'ho già linkato the asking tree? (tuttora the most comprehensive online information resource for Robyn Hitchcock fans ever devised, penso, benché fermo al 2006)