la fotografia

sembra spuntare sempre più spesso tra i materiali e detriti del lavorio subacqueo da cui ogni tanto vien fuori questo weblog. (e la cosa non mi stupisce affatto.) in questi giorni ho letto molto volentieri un post di heavy little objects sulla polaroid sx-70, che ho immediatamente desiderato (mi frena un po’ la questione della reperibilità della pellicola in italia) e mi ha portato via (o regalato, non so) un po’ di tempo il sito della national library of scotland pencils of light, dedicato al primo club di fotografico del mondo, l’edinburgh calotype club, che utilizzava la pionieristica tecnica fotografica diwilliam henry fox talbot. pare che la calotipia non si sia imposta, nel confronto con il dagherrotipo, perché talbot volle proteggere con brevetto la propria invenzione. in realtà questo procedimento dava anche immagini meno definite, a fronte del vantaggio di permettere più copie (riproduzione a contatto) dell’immagine originale.

calotype-greyfriars calotypecaroline_park calotypescott_monument

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a found sketchbook

found among the things of someone who can’t tell me about it.
i guess she must have found it in turn; i don’t know when – no later than 2001, not sooner than 1997, i think – and i don’t know where: in england or wales, probably in london, but… forgotten on a bus? thrown away? among books in a charity shop?
i'm so curious because, in fact, i know whose this is. it’s a book of sketches and notes for the stage design of a theatre production, and inside the cover the designer wrote her address and the theatre’s.
maybe the luzern stadttheater production of the elixir of love is long gone – I couldn’t find it listed on the internet – maybe ms jacqueline gunn (hers are the lovely pictures below) doesn’t care anymore about having her sketchbook back.
but, i wonder: should the finder have sent it to the cover address? should i do so now? do i have the right to be here posting this?
(oh, if the author could read this and tell me! or maybe she could tell me: take it off your site, immediately, and burn it…)

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paris, les halles

irma parisdespoeteshaving read about le ventre de paris yesterday at chocolate&zucchini, and having talked about film images of paris in a post of mine the day before, i thought i'd share a few 1960's images of les halles. left, a frame (or set picture?) from one of my favourite paris-american comedies, irma la douce, next to a street scene from the neighbourhood (that's from maurice rué, paris des poètes, hachette 1965). and, there's an online exhibit about the film's set designer, alexandre trauner, here (i didn't know he designed subway too). below, click on the thumbnails for pictures scanned from qui parigi, touring club italiano, 1968 (sky views by alain perceval, photographs by giancarlo botti and monique valentin). touring2 touring3 touring1 only at the end of 2003, the last time i've been to paris (where i've bought the gorgeous dress i'm wearing now, but i won't digress further), did i vist the interior of saint-eustache. i had been reading john berger's the shape of a pocket (sacche di resistenza, giano editore, varese 2003), and wanted to see raymond mason's sculpture: fruit and vegetables leaving paris, february 28, 1969. you can see it below, on a postcard bought on site and in a detail distorted by my husband's wicked eye. raymond mason, halles masonpx of course i wanted to end on a catastrophic note showing something from ferreri's movie non toccare la donna bianca, shot in the canyon-like excavations made after the demolition of the old pavilions, but i couldn't find pictures online – i will have to search the books. update, 14.06.04: tournage di ferreri e altre immagini cinematografiche delle halles sul sito dedicato ai progetti di riqualificazione (finalmente) dell’area. update, 3.06.04: aggiungo qualche immagine dal dvd della mgm di irma la dolce. irma-halles7 irma-halles6 irma-halles4 irma-halles3 irma-halles2 irma-halles

psycho horror bathroom vision

psycho1 avevo apprezzato molto questo post domestico-visionario di palmasco, anche per due motivi strettamente personali: io le sue piastrelle op le trovo bellissime, e poi mi hanno ispirato a tentare di esorcizzare uno dei più malefici influssi subiti dalla mia mente ragazzina. come? mediante un sequel parodico/trash dell’elegantissimo post sopracitato. ieri sono stata a casa dei miei e le ho fotografate, le piastrelle del bagno. direi che si commentano da sole. posso aggiungere che non sono mai riuscita a trovarne due uguali, e che per ciascuno dei 3 particolari sotto riportati avevo un’interpretazione figurativa (volendo abbassare ulteriormente il livello del post, potrei specificare che il punto d’osservazione non era la vasca da bagno, che per fortuna non costringe a tanto, bensì la seduta del water). più sotto: un particolare ingrandito. quasi tutte le foto sono venute sfocate, a ulteriore riprova della natura psicotropa del luogo. datazione: 1968-70 (anche noi ce le trovammo in casa, arrivandovi nel ’73). tra gli inventari possibili, insomma, considero una fotogalleria di piastrelle psichedeliche ormai indispensabile.
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documenquête

non mi pare un neologismo felicissimo (documinchiesta?). invece il film di henri-françois imbert che ho trovato definito così, ovvero no pasaran, album souvenir, mi è piaciuto molto (qui apro un credito, perché ne ho visto solo la prima metà). è un documentario in cui la molla per ricostruire un episodio storico piuttosto misconosciuto (i campi di concentramento in cui i francesi chiusero i rifugiati provenienti dalla catalogna alla fine della guerra di spagna) è un episodio privato, un ricordo infantile del cineasta: sei cartoline dell’epoca, che immortalavano l’arrivo dei profughi, trovate in un vecchio album di famiglia. da lì parte un’inchiesta paziente, che dura anni, per trovare altre immagini della stessa serie e identificare precisamente i luoghi dei fatti, scrutando tutto quello che può dire uno scatto in bianco e nero del 1939. (trovato all’infinity festival, che si presenta male per quel titolo new age dietro cui si cela il concetto da oratorio di «cinema e ricerca dello spirito», e invece vale la visita, perché fa tanti bei film che opportunamente si coniugano alle attrattive enogastronomiche di alba. al contrario del pretestuoso tema del festival, che al massimo si coniuga con gli artificiosi fumi alla cioccolata provenienti dallo sponsor ferrero.) un nuovo sito francese di interviste di cinema: kinok.

incarnazioni oblique di istinti autobiografici

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sophie calle fotografata da jean-baptiste mondino

no, non mi riferisco ai blog ma al lavoro di sophie calle (c’è una molto sbandierata mostra al centre pompidou). foto, scritte, oggetti che ricostruiscono un momento della vita propria o altrui. di un inseguimento per la strada, di una crisi amorosa, di un’indagine sociologica rimangono tracce raccolte in installazioni e libri. i libri di sophie calle li pubblica la casa editrice di arles actes sud. una foto sua – l’ho scoperto oggi – è quella della copertina di hotel world di ali smith: cosa che non sapevo quando ho scritto questo post.