cambellotti, seconda e ultima puntata

ecco qualche scansione ripescata dall’estate e da una bozza negletta (altro clima e persino altro scanner): con questi 2 libri raggiungiamo il fondo del piccolo fondo cambellottiano ereditario (prima puntata).
unico rappresentante in nostro possesso della bibliotechina della lampada mondadori è raggi di sole di hedda. la cosa più spettrale dei bimbi cambellottiani (nei risguardi della collana) stavolta non è l’occhio trasparente ma il fatto che i volti delle 2 pagine sono solo leggermente diversi.

questo libro di fiabe bemporad ha la copertina morbida veramente malridotta.  la cosa bella è che è tutto stampato in nero e rosso (a pensarci bene, un po’ come i risguardi della bibliotechina), con illustrazioni al tratto.

ps  imminente una mostra romana su DC illustratore.

il libro oggetto

visitando la mostra dei libri d’artista della collezione consolandi, un po’ di tempo fa (qui lo slow blogging si fa spinoso al punto che purtroppo, nel frattempo, il noto collezionista milanese è mancato), davanti ad alcune delle opere più recenti ho avvertito un ostinato senso di disapprovazione: dove un libro preeseistente viene usato come materia prima, blocco scultoreo, senza alcuna relazione con il contenuto del libro stesso, l’operazione mi colpisce come superficiale e di una brutalità gratuita; insomma, io non ci sto.
(inserirò esempi qui* appena ripesco il catalogo dal riordino delle scartoffie domestiche; durante il quale, ieri sera, ho ritrovato questo intervento di annie françois, autrice di la lettrice, per poi scoprire che è morta l’anno scorso.)

su come dall’opportuno apprezzamento dell’estetica dell’oggetto libro si sia passati all’exploitation, al libro oggetto – ben oltre i mobilieri che a scopo esposizione rilevavano vecchi libri di un editore per cui lavoravo – ho trovato oggi questo articolo (dalla rubrica consumed di rob walker, sul new york times).

bemporad e pinocchio

Pinocchio Ad2 finché l’estate è fresca bisogna che ne approfitti per fare le scansioni – tra l’altro adesso sono più tranquilla perché ho prenotato un’improbabile combinazione di voli faidate per una vacanza in spagna (edreams che non dici la compagnia low cost fin dopo la prenotazione, ti odio. compagnie low cost che caricate 20 euro per una valigia, vi odio altrettanto).
dopo tanto odio, un po’ d’amore: io il pinocchio illustrato da mussino non ce l’ho (come si sa, il mio era quello salani), ma sul retro copertina di due libri bemporad  (che stranamente recano entrambi la data del 1909 – forse non si indicavano le ristampe?) ho 2 belle pubblicità di quel fatidico 1911.

PinocchioAd1
PinocchioAd3

corso salani,

regista e attore, è scomparso prematuramente in questi giorni. non ne avevo idea ma oggi ho sentito alla radio, a hollywood party, che era discendente della famiglia della casa editrice.

nella pila di libri da mesi in attesa dello scanner c’era anche il piccolo libro dei viaggi di gulliver (salani 1933). riduzione di alice massie, illustrazioni di may smith (tutta la collana dei piccoli grandi libri viene da una serie inglese, credo edita da humphrey milford)

Gulliver salani

rosso floyd

sono passati già una decina di giorni da quando il fluido viscoso del romanzo nuovo di michele mari , finito con grande concentrazione durante un fine settimana, mi ha risputato in un mondo in cui se vai in centro a cercare un libro non trovi il libro ma ti prendi un gran raffreddore, poi guarisci, poi devi installare un videoregistratore, poi ti stranisci per il caldo improvviso, poi non trovi il tempo di ripensare a quello che hai letto, poi se hai tempo preferisci cercare pennelli per il trucco su ebay eccetera.

il secondo libro comunque l'ho fatto arrivare da ibs (primo acquisto da ibs in vita mia), era milano fantasma, volume illustrato di edt dove il testo di mari naufraga un po' nelle tavole eterogenee e spesso (stranamente?) molto colorate di velasco vitali. un libro secondo me non tanto riuscito, ma non capisco se è solo il progetto grafico che non mi aggrada o se proprio nel loro senso quel testo e quelle immagini sono poco compatibili.

resta però un fatto inquietante: finché michele mari continua a scrivere di cose che mi interessano – mitologia del rock, parigi e benjamin, la stazione centrale, l'infanzia – non capirò mai se i suoi libri mi piacciono sul serio o se non faccio che inseguire il suo metodo nel rapporto con la realtà, questo precisare una folla di dati per poi vederne emergere un senso occulto e delirante ma a quel punto inequivocabile.  la smetta, mari, al limite faccia come del giudice, che mi è sempre piaciuto perché scrive di cose di cui non so un accidente…  la mia prova del nove sarà leggere filologia dell'anfibio, che dovrebbe essere sul servizio militare (ma siccome temo sia ambientato dalle mie parti, ancora una volta non concluderò granché).

per tornare al libro – il primo – mi sa che ci siamo giocati l'unica chance da qui all'eternità di veder comparire robyn hitchcock come personaggio di un romanzo (italiano, per di più). sì, nell'intreccio di testimonianze idiosincratiche che dovrebbero comporre una sfuggente, oscura verità sul rapporto fra syd barrett e i suoi ex colleghi (e qui devo dire che speravo il libro esagerasse un po', alla fine, invece lascia il lettore alle sue più o meno soprannaturali intuizioni) appare per ben due volte l'uomo che, da cambridge allo spazio profondo fra dylanismo, verdura e insetti, più di ogni altro ha tenuto accesa la torcia barrettiana. (se siete in vena potete ascoltarlo cantare dominoes.)  c'era a suo tempo anche una certa somiglianza fisica: barrett più bello, ma confrontare la foto dei cipollotti che si vede nel booklet di barrett e quella dei ravanelli, per esempio, fa una certa impressione.
ah, pure rh, come i pink floyd, ha scritto una canzone su vera lynn (youtube, lyrics).

e per tornare proprio ai pink floyd: approfondendo i temi di the wall, il libro con me sfonda una porta aperta. il film, visto al ginnasio, mi devastò abbastanza; nella mia classe poi c'era una delle sorelle c., adoratrici della band (della musica ma soprattutto di david gilmour, ai tempi incontestabilmente belloccio), che probabilmente mi registrarono i dischi.  segue nella mia mente lo stemperamento del rancore rivoluzionario di the wall nella malinconia di when the wind blows.  stacco fino alla notte in cui ho sentito per la prima volta alla radio l'urlo di careful with that axe eugene.  dissolvenza del mio episodico interesse per i pink floyd. ritrovamento la settimana scorsa fra i vinili di una copia di atom earth mother non mia. riascolto dei dischi di barrett indotto dal libro. alla fine – come sempre, maledizione – ti tocca ammettere che è vero, il modo migliore per restare è scomparire.

ezio anichini

«aveva gran talento, ma nel resto della vita era
così nullo, così sconclusionato, così inetto da parere
qualche volta deficiente, e da restare, pur sempre lavorando,
povero e
come bambino e in miseria sempre.» (fonte)

oltre al peter pan bemporad, la bibliotechina conta 3 volumetti blu carabba degli anni 20 illustrati da anichini: leggende spagnole di gustavo ad. bequer, favole nazionali inglesi vol. II (dagli annali del re oberone) e lucciole di mamine sibiriak (nell'introduzione dato per disperso nella barbarie della rivoluzione russa).

Anichini1 Anichini2 

Anichini3Anichini4

pinochi II

altri reperti dell’opera di pinochi, meno folgoranti ma pur sempre interessanti.

da piccoli racconti di autori vari, narrati da milly dandolo, la scala d’oro, serie II per i ragazzi di anni 7, vol. 2, utet 1932:
tavole di ambiente naturale e/o esotico graziosamente stilizzate (notare l’influenza orientale dov’è il caso), a me piacciono in particolare gli alberi del bosco.

  Pinochi-AfricaPinochi-ondaPinochi-elefantiPinochi-cervi

 

piccole illustrazioni bicolori nel testo, soprattutto di animali.

Pinochi-ragni

Pinochi-gatto

Pinochi-capra

da i tre moschettieri, romanzo di alessandro dumas narrato da riccardo balsamo crivelli, scala d’oro serie VI n. 6, utet 1933, efficaci tavole in bianco e nero e noiose (per me) tavole a colori:

Pinochi-moschettieri1 Pinochi-moschettieri2

in il teatro di bengodi, dialoghi e commediole per le recitazione dei fanciulli di a. cuman pertile, mondadori, s.d., pare 1926 (qui anche copertina di angoletta e illustrazioni di rivolo, su cui ritornerò): sono sue le uniche tavole a colori, che scandiscono le stagioni propizie alle recite (qui autunno e capodanno).

Pinochi-autunno Pinochi-capodanno