dieci libri che…

il caso vuole che abbia appena parlato al telefono con l’amico su richiesta del quale, perlomeno dieci anni fa (termine ante quem) scrissi un elenco di dieci libri che avessero fatto qualcosa al mio cervello. credo che l’idea fosse di stenderlo in tre o quattro persone, poi vedersi e parlarne, cosa che a quanto mi ricordo non è mai avvenuta.
visto che di recente mi è capitato in mano, lo ricopio tal quale.

l.m. alcott, piccole donne
philip norman, shout
gadda, la cognizione del dolore
camus, la morte felice
casetti, dentro lo sguardo
pessoa, il libro dell’inquietudine
bachmann, malina
böll, opinioni di un clown
melville, moby dick
contini, letteratura italiana dalle origini al 400
montale, le occasioni

ci sono: il primo libro avuto in regalo e letto per intero all’età di sei anni, riletto in seguito almeno sedici volte; un libro a cui già accennavo qui; un libro di cui non possiedo una copia e di cui non mi ricordo nulla, a differenza di altri dello stesso autore; due libri dell’università, nella fattispecie uno di semiotica e uno di filologia; un libro uscito in traduzione italiana nell’86; il numero tredici della collana fabula di adelphi; due libri italiani da mettere in qualsiasi lista in qualsiasi momento; un classico letto a un’età impropria; uno dei pochi e, forse, degli ultimi libri tedeschi che ho letto.

credo di veder comparire qui in cifra (attraverso una traduzione) anche l’opera omnia di pavese, leggendo la quale guarii dalla fine di un amore infelicemente vivo innamorandomi perdutamente di uno scrittore morto. ma quanti sarebbero i libri da citare, quelli dell’età impressionabile che a un certo punto finisce, e oltre la quale ci sono più che altro libri belli o libri buoni, raramente libri sconvolgenti.

scaffali: libri acchiappati al volo dopo aver amato il film

Museodelcinema• james cain, la fiamma del peccato, trad. di m. martone, garzanti, milano, 1966 • truman capote, colazione da tiffany, trad. di b. tasso, garzanti, milano, 1992 • roddy doyle, the commitments, minerva, london, 1991 • joseph kessel, belle de jour, gallimard/folio, paris, 2003 • pascal quignard, tous les matins du monde, gallimard/folio, paris, 1995 • georges simenon, les fiançailles de monsieur hire, fayard/presses pocket, paris, 1994 • walter tevis, l’uomo che cadde sulla terra, trad. di g. pignolo, mondadori/classici fantascienza, milano, 1982 • jim thompson, rischiose abitudini, trad. di a. veraldi, longanesi, milano, 1991 lo stesso impulso mi porterà a prelevare dalla collezione fanucci di pi io sono leggenda di richard matheson, mentre do androids dream of electric sheep continua a lampeggiare da vent'anni tra questi desideri film-indotti senza mai atterrare sullo scaffale, chissà perché.

gli scaffali degli altri/3

Bookshelf2 Bookshelf3non so, forse vorrebbe ormai un titolo più frivolo come «show me your shelf» o «vuoi salire a vedere i miei scaffali?», questo svelamento di lacerti delle rispettive personalità attraverso tali scorci in qualche modo intimi. questi i contributi promessi: dal giardiniere, che si conferma un esteta in tutto e per tutto con questa immagine dalla luce raffinata in cui colette e forster si accostano in un’armonia di colori floreali, e da stefano, che per mancanza di spazio è passato, come me, alla disposizione dei libri in orizzontale (ma i miei stanno mooolto peggio, sono anche in doppia fila). qui l’occhio mi cade non sulle cose più illustri ma sul volumetto giallo dell’editrice bibliografica, di una collana ben nota a chi fa lavori di redazione, nonché sul manuale della perfetta gentildonna, di cui mi venne regalata a suo tempo una copia con autografo di busi. e già che ci siamo, un giretto sul blog di leslie weiner, che ha una galleria fotografica dal titolo eloquente.

gli scaffali degli altri/2

Bookshelf1letteralmente, stavolta: lo scatto logico è del Bibliotecario, che mi ha mandato delle foto della sua libreria. in quest’era elettronica potrebbe diventare prassi comune tra persone che iniziano a conoscersi, in ogni caso molto meglio che mettere le faccine sui weblog, secondo me.
del resto esiste un rispettabilissimo voyeurismo dello scaffale, che è il motivo per cui alle feste mi vedrete sempre schiacciata contro le pareti, non (solo) per fare tappezzeria ma per guardare che libri ci sono (se ce ne sono – e il nostro contributor condivide con me questa preoccupazione oltre che questa propensione).
una foto è di classici di lingua inglese, due sono miste – libri illustrati e non, di altezza simile. tra quelli qui a fianco alcuni li ho anch’io: i libri di griffin e sabine (però in italiano – ma c’è un altro libro di nick bantock! non lo sapevo!), seminario sulla gioventù, il libro degli gnomi (desiderato fin dall’infanzia ma comprato due anni fa).

scaffali: giardini

s. mi ha fatto ricordare che anche su questo ho un piccolissimo nucleo di libri accumulati e agglomerati negli anni senza un particolare criterio (a parte un po’ di anglofilia).

gardens to visit, the readers digest association, london 1995
• vita sackville-west, case di campagna inglesi, passigli, firenze s.d.
• gabrielle van zulyen, il giardino paradiso del mondo, universale electa/gallimard, s.l. 1995

romanzi:
• miquel de palol, il giardino dei sette crepuscoli, einaudi, torino 1999
• frances hodgson burnett, the secret garden, puffin books, london 1994
• elizabeth von arnim, il giardino di elizabeth, bollati boringhieri, torino 1989

scaffali: ungheria

il viaggio ha sollecitato la mia curiosità (e ovviamente i soliti sensi di colpa per la perniciosa ristrettezza delle mie letture).
sarebbero graditi suggerimenti in merito; intanto, appurato che l’unico libro ungherese che ho letto rimane probabilmente i ragazzi della via pál, ho asportato dalla più vicina libreria:

qualcosa di kértesz: essere senza destino (trad. di b. griffini, universale economica feltrinelli, 2004)
qualcosa di márai: l’eredità di eszter (trad. di g. bonetti, tascabile adelphi, 2004)
péter zilhay: l’ultima finestragiraffa (trad. di b. ventavoli, alet edizioni, 2004)

nonché la guida di budapest mondadori, quale magra consolazione per le delusioni che ci ha dato la guida budapest e l’ungheria edita da moizzi. mi sa che dopo dieci faticosi anni di snobismo a base di guide clup, lonely planet et similia, mi converto alle guide che ti spiegano con le figure cosa c’è da vedere.

invece attende ancora in libreria il poderoso harmonia cealestis di péter esterházy (trad. di a. sciacovelli, feltrinelli 2003), ma ho l’impressione che sia meglio metterselo in casa. non si sa mai che poi mi va fuori catalogo.

scaffali: jarman

derek jarman, a portrait, thames and hudson, london 1996
derek jarman, a cura di l. leconte, o. mai, g. minerba, l’altra comunicazione, torino 1991
• gianmarco del re, derek jarman, il castoro, milano 1996
• derek jarman, a vostro rischio e pericolo, ubulibri, milano 1994
• derek jarman, wittgenstein, ubulibri, milano 1993

(non c’entra, ma se a qualcuno interessa un pellegrinaggio a dungeness… io prima o poi ci vado)

testo a testo (II)

ovvero, risorse a confronto sulla disponibilità in rete di testi digitalizzati (o di facsimile di opere a stampa).
qui avevo preso qualche disordinato appunto sulle iniziative non istituzionali, mentre oggi, mentre mi beavo delle riproduzioni di stampa popolare ottocentesca della biblioteca nazionale di scozia, mi sono detta: basta esterofilia, che il sentierino dell’informazione ci conduca alle biblioteche italiane!
prendo pertanto nota di due fatti:
1. sul sito dell’iccu (istituto centrale per il catalogo unico delle biblioteche italiane e per le informazioni bibliografiche, ben – o tristemente, access-wise – noto a chi si sia trovato a fare ricerche bibliografiche in rete) c’è un censimento delle attività di digitalizzazione in atto nelle biblioteche italiche. (bene! mi son detta – prima di essere presa dallo sconforto, perché seguendo i link si arriva su dei siti che più brutti non si può, e ben raramente si trova qualcosa consultabile online.)
2. l’attività di ricerca sulle modalità di esecuzione di questi progetti è già a dei livelli di bizantinismo tali da scoraggiare qualsiasi lettura dilettantesca sul tema.
e pensare che a volte mi vien voglia di cambiare lavoro e di buttarmi sul ramo biblioteche… non so com’è, però, mi passa molto in fretta.