ne ho sottomano tre, dopo la mia trionfale (o rovinosa, dipende dai punti di vista: come si sa ho portato a casa questo) visita a modern graphics in oranienstrasse:
i famosi gashlycrumb tinies,
the glorious nosebleed (da the glorious nosebleed, fifth alphabet, ma perché quinto?),
the utter zoo alphabet.
libri e letture
walkscapes, camminare come pratica estetica
adesso ho questi tonti gadget che rendono vagamente meno spiacevole stare al computer in una sera torrida (ventilatorino usb e faretto usb), nonché bicchiere d’acqua con ghiaccio, menta e limone, ma sarà ugualmente un post cortissimo. non posso continuare anch’io a scaldare la città.
appena ho visto questo librino che parlava di camminare, di menhir, di dada, deriva situazionista e land art ho dovuto subito leggerlo – uno spera sempre di capire qualcosa di più delle proprie passioni, e decisamente, per chi ama perdersi via camminando, francesco careri evoca risvolti interessantissimi della cosa. iain sinclair non c’è manco in bibliografia, mi chiedo perché; per la verità forse l’approccio sinclairiano alla psicogeografia ha quel qualcosa di letterario che a un architetto può non piacere (così, è un’ipotesi; mi pare che l’attività dei londinesi e quella di stalker si svolgano in ambiti paralleli).
poi ho rivisto il cielo sopra berlino di wenders, tutto sulle terre di nessuno al confine del muro, quali vere quali ricostruite, cosa che mi è ripiaciuta molto più dei tediosi dialoghi di handke (mi scuso con gli estimatori).
technorati tags: psychogeography, wenders
libri per ragazzi
«Come si chiamavano? Sapevo solo che erano proprio questi libri scomparsi ormai da tempo che non ero più riuscito a ritrovare. Adesso però erano in un armadio, che al risveglio mi resi conto di non aver mai visto prima. Nel sogno mi sembrava vecchio e familiare. I libri non erano disposti in verticale ma in orizzontale;e precisamente nell’angolo più minaccioso. In essi c’era aria di tempesta. Aprirne uno, mi avrebbe condotto nel bel mezzo del grembo in cui, cangiante e fosco, si rannuvolava un testo gravido di colori. Erano gorgoglianti e sfuggenti, sempre trapassavano in un violetto che sembrava provenire dalle viscere di un animale macellato. Innominabili e carichi di significato come quell’esecrabile violetto erano i titoli, ciascuno dei quali mi sembrava più bizzarro e familiare del precedente. Ma prima ancora di potermi impadronire anche di uno soltanto di essi, mi ridestavo senza aver sfiorato, neppure in sogno, i vecchi libri per ragazzi.»
walter benjamin, infanzia berlinese intorno al millenovecento, trad. it. di e. gianni, einaudi 2001
le guide clup
per vari motivi ultimamente le avevo tradite con le sopravvalutate lonely planet e similia. ma ieri ho scoperto che l’indimenticata collana di cui avevamo amato l’appassionata guida dell’irlanda e l’indispensabile parigi di sylvie coyaud (tuttora in catalogo, pare), è passata alla deagostini. veste grafica rinnovata, contenuto e scrittura come ai bei tempi.
(mentre cercavo informazioni ho pure trovato il blog di un disegnatore amico di una delle autrici della guida di berlino.)
i romanzi di diego marani
potrei a buon diritto tenerli nello scaffale traduzione: quelli che ho letto, nuova grammatica finlandese (bompiani 2002) e l’interprete (bompiani 2004), sembrano esorcizzare i pericoli della professione dell’autore con le loro storie estremamente inquietanti sull’inconscio linguistico; nell’ultimo ci sono addirittura personaggi che vengono «parlati» non dico dalla lingua del capro ma da un idioma parimenti primordiale e pre-umano.
una lingua estranea iniettata nella nostra mente porta il contagio di suoni sconosciuti, la visione di mondi a noi incomprensibili, la vertigine di altre verità e il desiderio diabolico di possederne la conoscenza.
(l’assunto o artificio narrativo, allora, è che questo desiderio cui normalmente si indulge potrebbe essere molto molto pericoloso.)
qui c’è qualcosa che non va
se la serata su beckett di giovedì scorso alla cineteca italiana parte funestata da guai coi microfoni e una copia del documentario di john reilly veramente pessima (si vedeva e si sentiva male, poi a un certo punto l’audio si è sfalsato dal video restando in ritardo per dieci minuti buoni; gli errori nei sottotitoli invece consideriamoli routine). no, così, per lamentarsi un po’. poi io sono uscita perché avevo fame e avrei sofferto troppo a rivedere un’altra volta film.
fittissimo l’intervento di luca scarlini, commovente comunque il documentario che – a chi ha resistito a una parte piena di professori irlandesi che rivendicano l’irlandesità di b. e a un’altra parte lunghissima sulla ricezione americana di b. – regala le interviste con un paio di vecchietti francesi di roussillon che hanno conosciuto b. durante la guerra, e alla fine qualche rara moving image di b. stesso: mentre supervisiona la versione americana di what where e mentre, quasi spiato (da chi?), si addentra in un cortile, visto di spalle, con una strana andatura dinoccolata.
il centenario in italia.
il mio link beckettiano preferito. (potrebbe diventarlo per chiunque senta la necessità di tenere sull’ipod una versione di krapp, per qualsiasi evenienza.)
la signora clutter e le miniature
«gli oggetti piccoli ti appartengono veramente, » mormorò richiudendo il ventaglio. «non sei affatto costretta ad abbandonarli. puoi portarli con te chiusi in una scatola da scarpe.»
«portarli dove?»
«be’, dovunque tu vada. potresti star via per molto tempo.»
(truman capote, a sangue freddo, trad. it. di mariapaola ricci dettore, oscar mondadori 1986. copertina: four lane road di e. hopper)
primo levi e il suo mac

foto monge dalla copertina di conversazioni e interviste 1963-1987, a c. di m. belpoliti, einaudi 1997.
scaffali: nikki sudden (rip)
che c'è di meglio di una domenica mattina di primavera per rispolverare (alla lettera) i dischi di nikki sudden. when i cross the line…
jacobites (ns e dave kusworth), robespierre's velvet basement, glass, 1985
jacobites (ns e dave kusworth), the ragged school, twintone, 1986
nikki sudden & the jacobites, texas, creation, 1986
nikki sudden & the jacobites, dead men tell no tales, creation, 1987
nikki sudden & the french revolution, groove, creation, 1989
nikki sudden, the jewels thief, ufo, 1991
in streaming un grandissimo concerto di due settimane fa alla radio newyorkese wfmu.
download di favolosi blues acustici sul suo sito (soprattutto pockets full of silver)
altri mp3 sul sito della secretly canadian (tra cui l'indispensabile shame for the angels dei jacobites).
abc,
la «semplice lezione d’inglese» di munari, si può un po’ sfogliare su amazon.com.