dolls

è un film, naturalmente. ma sono anche le icone personalizzabili che si usano per darsi un corpo in rete. questo link, provato da superqueen e garnant (ma eccone un altro, meno ricco), mi ha fatto nei giorni scorsi l’effetto di un videogioco (ai videogiochi non mi sono mai appassionata, ma forse devo ancora trovare il mio). insomma, in cerca di un momento di pausa senza lasciare il computer, mi veniva da tornarci e giocare: non tanto per creare un’immagine di me il più possibile simile a come sono ma per provare qualcuna delle n combinazioni realizzabili, mantenendo il vincolo di una certa somiglianza (zitti, voi che potreste obiettare: la bambola è lusinghiera per definizione, oppure caricaturale, ma certo non realistica).
in pratica, sono regredita ai mesi dell’infanzia passati col naso contro il vetro di una finestra per ricalcare la sagoma di una bambola di carta, allo scopo di disegnarle vestiti che poi coloravo coi pennarelli – ne facevo a decine. la bambola l’avevo ereditata dalle cugine; era in una serie vecchiotta (anni 60 massimo) di due o tre, ma io avevo scelto quella e i vestiti li facevo solo per lei. il meccanismo dev’essere quello solito per cui ci si appassiona alle riproduzioni in miniatura: distanza soddisfacente, facilità di possesso, possibilità di collezionare. era già un po’ che ne volevo parlare perché in rete, guarda un po’, le paper dolls abbondano:

the original paper dolls artists guild.
gothic paper dolls.
belle.
altri personaggi storici, letterari, cinematografici.
questi e altri link.
un deprecabile aggiornamento: celebrity dress up games.

quanto a quelle di carta vera, com’è noto ne pubblica moltissime la dover; io ho questo libro, ma de gustibus

hello children!

Hellochildren1di james mcallister, capitol/c.e.b. records, bologna 1965 (ristampa 68) è stato, in effetti, il primo dei metodi per imparare l’inglese utilizzati nei tempi antichi adottato dalla sottoscritta.
trattavasi di corso su dischi con libri illustrati da umberto faini; c’era anche in francese e in tedesco.
Hellochildren2le figure mi piacevano molto (allora non notavo che erano assai poco british: per esempio, lo schema della casa raffigura una tipica casa italica) e usai intensamente sia il corso base sia quello avanzato: hello again!

le rondini

Rondini1

è una serie di «20 libri di divulgazione scientifica e alto valore didattico, riccamente illustrati a colori, per ragazzi dagli 8 ai 12 anni, tradotti dall’ungherese e già pubblicati in inglese, francese, tedesco, russo, serbo-croato» pubblicata da teti editore nel 1974 – almeno sono del 74 i volumi che ho io, pescati in uno scatolone che c’era al mercato natalizio milanese obbligatorio per tutti i forzati dello shopping equo e solidale. non credo ci fossero tutti i volumi; comunque io ne ho presi solo tre, tra cui il regno dei suoni di péter berkes, illustrato da lázló réber.

Rondini2

bibi (una bimba del nord)

Bibi3di karin michaëlis è uno dei pochi libri danesi che ho letto, sicuramente il primo – ora in effetti non me ne vengono in mente altri, a parte smilla –, sul quale tendono a fondarsi tutt’ora certe mie idee sulla danimarca, a dispetto di solide suggestioni posteriori (che so, dreyer, il regno di lars von trier).
da piccola avevo in casa questo volume vallardi 1958 – con otto tavole a colori ed oltre cento disegni «di edvig collin e bibi»; la prima edizione sembra essere del 1931, la versione – dal tedesco – è di emilia villoresi.

un po’ di anni fa ho trovato su una bancarella altri 4 volumi (che non ho letto) delle avventure di bibi, appartenenti alla prima edizione:
bibi e il suo grande viaggio, 1932,
bibi ha un amico, 1932,
bibi e le congiurate, 1935 (III ristampa), appartenuto alla biblioteca dell’istituto tecnico commerciale «nicola moreschi» di milano,
bibi si fa contadina, 1942. questo non è telato come i precedenti e ha conservato la sovracoperta sul cui retro spicca la pubblicità della collana di libri «giovinezza italica». poiché è il sesto volume, me ne manca uno, presumibilmente anteriore a bibi si fa contadina. non so se fosse stato tradotto anche l’ultimo (ho scoperto oggi che sono sette).

brivido in ufficio!

finalmente un’illustrazione degna per quella che una mia collega chiamava genialmente «la pinzatroce» (è la pinzatrice con i punti grossi).

già che ci sono incollo qui anche un’insensata (e presto interrotta) raccolta di materiale sulle macchine da scrivere giganti:

Giant_typewriterquelle delle fiere americane, in questo caso l’atlantic city typewriter della ditta underwood, 1916 (see big stuff for information)

c’era una macchina da scrivere gigante nei vecchi fumetti di batman, ma non ho trovato immagini.

il cancellino gigante di oldenburg

al cinema:

una coreografia del 37 di bobby connolly (forse ripresa da fellini)

bowie in absolute beginners

the typewriter of life in bombay talkie di ivory, citata anche da salman rushdie

(ma c’è chi dice che ne abbiamo una anche a roma)