a come assenzio

un’illustrazione di dame darcy.
sono arrivata lì perché sui blog americani si dice che la signora (nessuna parentela con il personaggio di orgoglio e pregiudizio, i suppose) stia lavorando a un’edizione a fumetti di jane eyre.
mmm, a proposito di cortocircuiti popvittoriani, a casa ho una bellissima copertina di cime tempestose (la metto qui stasera).

23.30, eccola: il libro devo averlo sottratto proditoriamente alle cugine, e mai più restituito.
vicino c’è l’elenco di collana.

nella vetrina piccola della libreria utopia

c’è sempre qualcosa di interessante. sabato, questo curioso libro tutto in nero e rosso (fatto molto bene da una casa editrice di nome atlante) che ricostruisce in maniera divulgativa – e anche assai decorativa – l’evoluzione grafica di ogni lettera dell’alfabeto latino a partire dal protosinaitico, un alfabeto ancora «al confine tra l’immagine e la lettera». si tratta di un metodo per scorgere quali ombre di senso si porta dietro il nostro alfabeto, ombre che in gran parte derivano dal significato a cui ogni lettera ebraica, pur all’interno del sistema fonetico, è strettamente collegata. sono suggestioni, ma assai utili per approfondire un po’ il fascino squisitamente formale di queste benedette lettere dell’alfabeto, per dare un’altra accezione al loro corpo e carattere. il rabbino ouaknin è arrivato addirittura a elaborare il metodo dell’archeografia, ovvero «l’analisi e l’interpretazione delle parole in funzione non soltanto della loro radice etimologica, ma anche in funzione della forma grafica delle lettere dell’alfabeto».