
(giuro che non sapevo nemmeno chi fosse basquiat, ma in casa c’era una piccola maschera esotica dai capelli di lana)

(giuro che non sapevo nemmeno chi fosse basquiat, ma in casa c’era una piccola maschera esotica dai capelli di lana)
vista la sua popolarità (e la mia ignoranza), mi ha stupito non trovare nulla di decorativo nei quadri di basquiat.
invece: struttura, visione a raggi x, mappature semantiche, anatomia, anatomia della città.
la citazione di testi – tecnici, commerciali – non è esattamente pop.
il colore forse sì.
il tratto apparentemente infantile si può ottenere solo via regressione autentica (grazie spider).
every line means something (j.-m. b.)
grazie a francesca ho scoperto illustration friday.
malvestite mi ha rovinato. non solo ormai mi vergogno di qualsiasi cosa mi venga in mente di mettermi addosso, ma scruto le vicine di tram con occhio ipercritico. stamattina balzava all’occhio la presenza, su un’unica panchetta del 29, di ben 2 donne vestite di tela verde militare – pantaloni e camicia -, entrambe con capelli lunghi e altissima fascia fermacapelli. (la più inquietante aveva un trucco artificioso e una vistosa collana di perle a più giri, oltre che degli strani scarponcini tipo trainer ortopedico, color marrone con paillettes.)
sarà un effetto della settimana della moda a milano? c’è sempre chi confonde il concetto di moda con quello di divisa, ma così alla lettera…
motto regalasi a persone meritevoli:
it’s not about fashion, it’s about style.
sarà l’importanza delle abitudini prese in tenera età, credo, a farmi sentire a mio agio in uno dei luoghi più squallidi frequentabili sull’italico suolo, la stazione ferroviaria.
saranno anche l’implicita e illusoria promessa di mobilità, la quantità spropositata di sogni per l’avvenire consumati in passato in attesa su banchine da pendolari, o la preziosa privacy di un momento in cui non si è da nessuna parte, chissà.
ad accentuare questo effetto, appena entro alla centrale di milano mi verrebbe da comprare dylan dog, che a mia insaputa si dev’essere guadagnato in anni lontani il ruolo di emblema della indulgente lettura da treno, necessaria per sopportare gli scossoni e favorire un qualche benessere della fantasia, in un tempo che si è autorizzati a perdere.
in effetti, delle stazioni mi attirano (anche questo meccanicamente, pavlovianamente) le edicole e la loro assurda abbondanza di carta stampata. la ragione è certo che l’edicola più vicina alla mia casa di paese, allora, stava nell’atrio della stazione, quindi la stazione era possibilità di andar via + possibilità di leggere le novità. che temibile carico simbolico, per una tappa di una linea secondaria.
dove vado da anni, per il penoso motivo che è di una catena francese mascherato dal motivo ragionevole che è vicino a casa, non c’è quasi mai da aspettare, pertanto non ho potuto sfogliare a mio agio il numero di elle (… francese) adocchiato nel portariviste.
ieri dunque ho deciso di comprarlo. dopo averlo letto da cima a fondo, il mio occhio anziano non può non notare che:
isabelle adjani è identica a com’era nell’85, solo più bella (?!);
sono sempre più prepotentemente in voga (almeno per il pubblico bue non al corrente delle ultime mosse di kate moss) i jeans stretti come i levi’s 504 che portavo appassionatamente 10 anni fa. pare che li facciano ancora, ma troverei degradante doverli comprare di una taglia in più, quindi non se ne fa nulla.
sul rosso, con me elle sfonda una porta aperta, mentre sono più perplessa sugli accessori, o addirittura capi, color oro (perplessità da mantenere almeno fino a capodanno).
contrariamente a quanto pensavo, ho dovuto mettere insieme qualche idea sull’ada di fanny & alexander, e mi si è accumulato qualche link nabokoviano:
sinossi del romanzo e link utili su wikipedia;
il sito zembla dell’università della pennsylvania;
il museo nabokov a san pietroburgo;
un libro che visualizza i colori sinestetici delle lettere dell’alfabeto secondo nabokov;
un articolo sui colori in ada sulla rivista online ardis (ex monthly?) di fanny & alexander;
breve intervista agli zapruder, responsabili delle immagini negli spettacoli di f & a.
vedi i post del 22 settembre su:
If Charlie Parker Was a Gunslinger, There’d Be a Whole Lot of Dead Copycats.
(dove c’è anche, v. sidebar, un archivio, con ottime introduzioni, dei nastri dell’intervista di truffaut a hitchcock, quella del famoso libro – bene, perché non trovavo più la stazione radio online che li aveva.)
da quel che ho capito, i disegni sono di axiom, la regia della sequenza di jamie caliri. (è un incanto, si può rivedere qui.)
di non-concerti: persi i clan of xymox venerdì per mera disorganizzazione mia (nonché città invivibile causa traffico), e come se non bastasse sabato gli offlaga hanno potuto suonare solo kappler prima di essere scacciati dalla pioggia. io sarei anche stata lì imperturbabile nel mio impermeabilino rosso, se solo il gruppo avesse avuto uno straccio di tetto sulla testa, il che non si è dato… sorry, guys. così è milano, a volte, purtroppo.
ho però avuto una bizzarra notizia: incredibilmente, il primo dicembre al transilvania suona john foxx. so già che la curiosità sarà più forte dell’apparente assurdità di questo fatto, superficialmente definibile come anacronistico.