oggi a segrate

.flickr-photo { border: solid 1px #000000; }.flickr-frame { float: left; text-align: center; margin-right: 15px; margin-bottom: 15px; }.flickr-caption { font-size: 0.8em; margin-top: 0px; }

57 (niemeyer), mondadori (c)
57 (niemeyer), mondadori (c),
originally uploaded by Rlxxi.

si festeggiano cento anni della mondadori e cento anni di niemeyer che ha progettato la sede della casa editrice (1975). tanto di cappello all’architetto, alle sue opere e alla sua longevità, naturalmente, ma mentre il sole 24 ore ieri parlava di «un gesto semplice ma imperioso, forte di una connotazione manierista nel ritmo asimmetrico e obliquo dei grandi archi che rilanciano l’utopia di un ambiente di lavoro riportato a contatto con la natura» a me vengono in mente, di una breve deportazione mondadoriana, solo certe pause pranzo mestamente concluse da un giro attorno ai parcheggi, e il senso di salvezza nel mettere piede sulla navetta che mi riportava, finalmente, in mezzo al cemento del centro.

altre belle immagini su flickr grazie a benjamino.

sto leggendo millennium people di ballard

e sono veramente, veramente turbata da questi personaggi.  penso di passare la serata a riflettere sull’attentato al national film theatre, però, visto che in fondo a questo paperback ci sono diversi materiali (un’intervista ecc.), magari mi segno ballard’s top ten favourite reads:

1. moby dick by herman melville
2. the loved one by evelyn waugh
3. the big sleep by raymond chandler
4. alice’s adventures in wonderland by lewis carroll
5. the trial by franz kafka
6. the tempest by william shakespeare
7. catch 22 by joseph heller
8. our man in havana by graham greene
9. 1984 by george orwell
10. brave new world by aldous huxley

altri film visti la settimana scorsa

in ordine decrescente di gradimento.

persepolis di m. satrapi ***
smiley face di g. araki, le scaphandre et le papillon di j. schnabel **
auf der anderen seite di f. akin, la question humaine di n. klotz, le voyage du ballon rouge di hou hsiao hsien  *
l’age des ténèbres di d. arcand (mon dieu!)

e non è finita

con i film di inizio anni 90, perché l’altra sera una persona che conosco appena ha fatto la fatidica domanda: che fine ha fatto hartley? la risposta è sempre la stessa: esiste, ma da noi non arriva.
andando sul suo sito, però, si trova una brutta sorpresa: adrienne shelly, protagonista di trust, è morta, uccisa alla fine dell’anno scorso.
non ho altro da dedicarle che un’altra delle mie vecchie pagine pedanti (Hartley.pdf, 37.5K).

paranoid park

sono talmente contenta che gus van sant abbia infilato tre film di seguito così belli, personali e dolorosamente sensibili, che nonostante l’argomento deprimente non sto più nella pelle.
adesso un filo miracoloso sembra tendersi fra le giovinezze dei suoi primi tre film e gli ultimi tre, che hanno nello sguardo altrettanta curiosità ma meno stravaganza, più disillusione.

la visione di paranoid park è cascata a fagiolo alla fine di una selezione milanese di cannes non proprio esaltante (a meno che io non abbia sbagliato tutti gli orari) e purtroppo anche mentre finivo di riesumare le pedanti cose di cinema che scrivevo da giovane (più per dimostrare che aver tenuto dei file in FW4 ha un senso che non perché valga la pena rileggerle, vabbè).
dunque, ecco qua: un paio di cose su van sant, early days (pdf, 36.4K)

non basta tanto bianco e nero

Ripitup
in un meraviglioso formato (almeno 1:1,85) a fare un bel film. però control di anton corbijn va visto perché, superato il fatto che non è un rock movie – fin qui tutto bene, non è elettrizzante, ma si evita un bel po’ di retorica – e che è tratto dal libro della moglie, e da lei coprodotto – qui invece si scivola in una specie di scene da un matrimonio di scarsissimo interesse – resta l’impressione che un film così sazi un inesausto bisogno di immagini di allora, di tutte le immagini che non abbiamo dei joy division. corbijn riporta nella sua fiction l’inghilterra e gli interni anni 70 dei reportage di martin parr. trova un attore sulla cui faccia si può fare un film anche senza raccontare praticamente nulla, se ne infischia di motivazioni artistiche, dinamiche di gruppo musicale, contesto culturale, persino delle visioni interiori del suo personaggio che qualsiasi regista con più fantasia avrebbe cercato di indagare. non so che ne abbiano pensato i gotici spaventati guerrieri che vedevo entrare al secondo spettacolo (film di cannes a milano). di musica ce n’è il minimo indispensabile, di leggenda forse anche meno. ci sono delle immagini, che nel loro essere così volutamente costruite a tanti anni di distanza risultano inopinatamente autentiche.

un passabile fine settimana

anche grazie ai racconti di fragile things di neil gaiman. (c’è anche la disdicevole faccenda del soprabito nuovo, ma i racconti sono meglio, e sono costati meno.)

se riesco a inserire in anobii i libri che si ammucchiano in attesa di essere letti, verrà poi fuori quale lo meritava, quale no, quando mi deciderò a leggerli, perché un ultimo arrivato regolarmente scalza tutti quelli in attesa
quanto alla funzione di catalogazione personale, benissimo (taggando taggando, possono venir fuori intere bibliografie), ma la funzione network mi sembra un po’ compromessa dalla molteplicità di edizioni dello stesso libro: se tu ne hai un’edizione con un isbn diverso, io rischio di non saperlo mai.