dando un’occhiata agli arretrati di
the big smoker mi sono imbattuta nella questione del flyposting, ovvero l’affissione abusiva di volantini, oggi perseguita nel regno unito con un accanimento degno di miglior causa. oddio, è vero che anche le grandi aziende lo praticano, e vanno giustamente punite, ma speriamo non si estingua per eccesso di senso civico anche l’estetica del poster o flyer indipendente (dove tra l’altro sulla funzione pubblicitaria prevale quella di dare informazioni su iniziative di piccola scala) e in generale lo stratificarsi tipografico – magari brutto ma comunque interessante – sulla superficie della città.
la bella immagine di flyposting vittoriano viene dal sito del designer nick shinn.
Autore: alba
saul bass
immagini carine e link nella segnalazione online del telegraph della mostra al design museum di londra.
non è che in rete ci siano poi tutte queste risorse, per un designer così influente (tra le mille citazioni di bass mi viene in mente, visto che l’altro giorno si parlava di stan ridgway, la grafica dell’album anatomy). c’è saul bass on the web, se piacciono i siti flash.
update – risorsa su dvd: bass on titles.
folastrocche, filastracche
the heat is not an option
i can’t let it prevail
i’m melting on the pavement
my hair a burning veil
who sets my thoughts on fire
confuses what i know
until my mind gets cleared
by dreams of silent snow.
post dell’ora di pranzo: senza bruciare il blog…
do un contributo teorico alle iniziative blogastronomiche (bellissime, ma non riesco mai a cucinare niente in tempo).
gattostanco oggi ci provoca sulla vexata quaestio dell’insalata di riso: e io rispondo che gli ingredienti per l’insalata di riso sono prosciutto cotto a cubetti, formaggio a cubetti, piselli, pomodoro fresco (abbondare col pomodoro), olio extravergine.
questa è per me l’ortodossia, una delle poche cose in cui aderisco completamente all’istituzione familiare, materna, matriarcale. poi ci sono tanti risi freddi diversi e buonissimi, ma non sono l’insalata di riso: non fatemi vedere wurstel, sottaceti o tonno. al limite un’oliva nera, se proprio.
le cartoline londinesi della signora irma
un’espressione più precisa
rispetto all’onnicomprensivo found type: insegne e cartelli sono public lettering (da public lettering, a walk in central london).
mi piace già meno dead type.
ecco perché ai concerti non ci vedo
evidentemente vado ai concerti sbagliati. inediti elementi di antropometria musicale nel delizioso post di rogue semiotics music for smaller people, che si chiede perché al concerto dei belle and sebastian la maggior parte del pubblico sia bassa.
seguendo un link dallo stesso blog e poi girando a destra si arriva a milano 6pm, dal diario di stuart dei b&s.
visto che oggi
1. fa molto caldo,
2. ho appreso da it’a sad and beautiful world che c’è il disco nuovo di stan ridgway e soprattutto che è bello,
3. ho letto un post di argomento radiofonico su milton,
trovo sia la serata ideale per risentire il meraviglioso album the big heat – anche a perenne gloria della trasmissione radiofonica d’alta lombardia che portava lo stesso meraviglioso nome, testardamente diffusa per anni dalla stessa persona che adesso testardamente produce questi dischi (niente paura, è un bravissimo ragazzo, prova ne sia che mi ha lasciato trasmettere con lui per un sacco di tempo).
sarebbe anche un modo per segnalargli che ho questo blog: modo un po’ obliquo, visto che non ho mai dato l’indirizzo a nessuno che conosco. ci arrivino da soli, diamine, le regole sono uguali per tutti.
a pensarci, fare quella trasmissione là era un po’ come fare un blog ma senza commenti… solo qualche telefonata (poche) ogni tanto. era di sera, e al di là sembrava tutto buio.
(tranne la colata dell’acciaieria.)
ancora?
sì. questa l’avevo scattata un venerdì mattina prima di andare in ufficio, per un friday cat blogging, e poi me n’ero dimenticata.
era già estate, e la gatta al mattino va a prendere il sole in soggiorno.

pensi di piantarla prima o poi?
non lo so.