mi permetto questo lusso:

prendo nota di aver visto dogville, kill bill I, matrix revolutions (in ordine non cronologico ma di inutilità, crescente), però evito di perder tempo ad argomentare perché non mi siano piaciuti, che sarebbe un’excusatio non petita. e poi ho sempre pensato che fosse più utile cercare di spiegare perché le cose mi piacciono (è proprio una teoria critica): allora sì che magari viene alla luce qualche idea, sennò, il più delle volte, è polemica. la visione di codesti film, infatti, sarà utilissima per sarcastiche tenzoni verbali con chi accenni ingenui apprezzamenti in mia presenza. (come, nessuno?)

lost in translation

è un po’ dove mi trovo sempre io, senza bisogno di un viaggio in giappone. tant’è vero che sono stata accusata di voler vedere il film solo per il titolo. mica vero. e la cotta per il giardino delle vergini suicide? e bill murray, già protagonista del geniale ricomincio da capo, per gli amici il giorno della marmotta (groundhog day, questo sì perso nella traduzione)? e tokyo? tutti ottimi motivi, mi pare. il giornale, per attribuire un genere al film, diceva «sentimentale». avrebbe potuto dire «commedia sentimentale», ma ancora non ci siamo. perché è un film libero dagli stereotipi, sia di sceneggiatura che visivi. i personaggi sembrano addirittura persone… raro, no? bello, insomma. mi rimane il dubbio, però, di essermi lasciata influenzare dalla colonna sonora (volentieri, peraltro: volentieri). come contromisura, dovrei provare a vedere un film brutto con jesus and mary chain sul finale: mi sembrerebbe davvero brutto? sexy, in un suo tenero modo casalingo, la scena del karaoke in cui lei fa chrissie hynde, controbilanciata dall’esibizione di lui come brian ferry… sono scoppiata a ridere così forte da destare scandalo in sala. comunque aspetto da y. un parere su che effetto fa questo film a un giapponese.

su Jacques Tourneur


Jacques Tourneur, the Cinema of Nightfall, di Chris Fujiwara, McFarland & Co, 1998.

Jacques Tourneur, ou la Magie de la suggestion, di Michael Henry Wilson, Centre Pompidou, 2003.

Fearing the Dark, the Val Lewton Carreer, di Edmund G. Bansak, McFarland & Co, 1995.

Ecrits de Jacques Tourneur, presentati da Jacques Manlay, Rouge profond, 2003. Con un DVD che contiene l’ultima intervista del regista, rilasciata nel 1977.

il tutto da libération, che mercoledì ha pubblicato un articolo sulla retrospettiva completa di tourneur al centre pompidou di parigi.

the avengers, aka agente speciale

steedda quando c’è internet si sa che questo telefilm piace a molti; anzi, insieme al prigioniero è il telefilm di culto degli anni 60. io ne ero del tutto ignara quando ho riscoperto la serie – con imponenti reazioni emotive, recupero di memorie d’infanzia, patetiche identificazioni con mrs peel ecc. ecc. – in occasione delle repliche assai notturne di canale 5 all’inizio degli anni 90. non si capiva mai a che ora lo trasmettessero; ho tutte queste cassette di infima qualità con gli episodi quasi sempre incompleti, ma non mi decido a buttarle via pur avendo recentemente preso possesso dei dvd di kult tv con, finalmente, tutti gli episodi che interessano a me, quelli 1965-1967 (un po’ scarsi i cofanetti degli episodi bn; meglio quelli a colori, con qualche extra e sottotitoli). un investimento assolutamente necessario: spero adesso che l’avengersmania torni a essere latente com’era stata per decenni (ma non so se accadrà).

i primi ricordi devono essere della televisione della svizzera italiana nel 73-74 (ora so che era la serie a colori, ma la vedevamo in bianco e nero… forse per questo ho sempre fatto un po’ di confusione tra gli episodi) e altri di canale 5, 1980-82 (il sito sugli avengers di dissolute technologies ha – oltre a un’indispensabile fashion guide – un elenco degli episodi con titoli in italiano e date di trasmissione. altre date di trasmissione qui, sarebbero da incrociare/controllare. pare anche che alcune delle prime puntate trasmesse dalla rai nel 69-70 siano state doppiate da oreste lionello).
gli episodi che mi ossessionavano e che per anni ho cercato di vedere per intero erano il tempo si è fermato, l’ultimo dei de’ath, fuga nel tempo, e soprattutto i fondamentali ritorno all’infanzia (con yootha joyce nei panni di tata roberts) e la tigre nascosta.

certo, in fondo la caccia notturna all’episodio aveva un suo fascino; ora invece l’appassionato degli avengers ha a disposizione risorse innumerevoli. io non ho avuto la pazienza e lo spazio casalingo per collezionare le cassette della
yamato video: 14 vhs con molti episodi di emma peel in edizione italiana (ne mancano 11 in bn e 4 a colori); ora c’è anche un cofanetto di 3 DVD contenente 7 episodi, sempre di emma peel.
ho invece, tra l’ormai ampia bibliografia: the complete avengers di dave rogers (librone con guida agli episodi, box tree, 1989,1992) e the avengers di toby miller (pregevole librino del british film institute, 1997). Ha pubblicato un libro sugli avengers anche la huitième art, libreria-editrice parigina che aveva un negozio pieno di materiale sulle serie tv vicino al museo picasso (non so se c’è ancora).
in rete, tra le mille cose, direi: the avengers forever.

insomnia

l’ho visto ieri sera in tv. avevo dei pregiudizi, sapendo che era un remake, invece è piuttosto bello, con pacino in uno dei suoi personaggi più cattivi che buoni e tutto quel freddo… mi pareva strano che ci fosse martin donovan come coprotagonista: infatti muore subito. l’unico altro film famoso in cui l’ho visto è ritratto di signora. per me rimane la star dei film di hartley, che una volta, nel suo piccolo, mi piaceva molto. negli ultimi anni però l’ho completamente trascurato (o forse i suoi film hanno smesso di uscire in italia?)

Ecco, ho dimenticato

di bloggare cantando dietro i paraventi di olmi. non è straordinario come il mestiere delle armi. certo è pieno di cose belle, con le scenografie di legno teatral-navali sospese tra ronconi e il barone di munchausen, qualche momento felliniano per fantasia e/o umorismo. ma ci sono un po’ troppe cornici e virgolette per il racconto, che alla fine non mi dice granché. all’inizio c’è un sacco di nudo di cui non si capisce il motivo (cioè, si capisce, ma lascia il tempo che trova: a esserne turbato è solo il ragazzino brufoloso). comunque, ce ne fossero di settantenni che monopolizzano una baia del montenegro per fare un film su una piratessa cinese… il marito della piratessa è kobayashi makoto: avvistato l’ultima volta qualche anno fa in occasione di un’installazione a casa di un’amica sua, adesso ha sorpreso px e me esponendo in una mostra a venezia durante la biennale e apparendo sul grande schermo.

shakespeare a colazione

a proposito di camden town, il treno per babylon – ho finito di leggerlo – non perde l’occasione per citare questo indimenticato film di bruce robinson (però l’appartamento di withnail non era un seminterrato, c’è un refuso nel titolo e… perché non usare quello italiano?). ne ho rivisto un pezzetto, dell’esilarante amarissima commedia sui due attori squattrinati del 1969. mi piace ancora, per quanto ho potuto intuire in barba allo stato pietoso del nastro vhs.
certo, fissarsi con questo film ha avuto delle conseguenze, negli anni.

facendo mente locale viene fuori che ho comprato la sceneggiatura del film,* il primo romanzo di robinson the memories of thomas penman (non male. ed. it. le singolari memorie di thomas penman, feltrinelli 2000) e seguo tuttora con un interesse sproporzionato alla sua presenza sugli schermi la carriera cinematografica di richard e. grant. pericolosa la scoperta che lavora molto nel campo degli audiolibri: vista e presa la sua versione in cassetta di dracula di bram stoker, un po’ di tempo fa. r.e.g. ha anche scritto un libro autobiografico e un romanzo.
il meno (ehm) famoso paul mcgann, a quanto pare, in seguito ha fatto quasi solo tv.**

su shakespeare a colazione le fonti in rete abbondano, e sapere che si può farsi fare su misura un soprabito come quello di withnail…

* è anche possibile che l’abbia presa in chalk farm road, ossia praticamente a camden. c’era un negozietto di libri di cinema.

**23.06.04: ho scoperto che mcgann ha interpretato anche doctor who (in un tv movie). rimane un mistero perché questo telefilm inglese non sia mai stato trasmesso da nessuna rete italiana, fatta eccezione per la serie interpretata da tom baker. a me piaceva molto.

mystic river

Su internet movie database c’è una discussione molto partecipata sull’interpretazione dei temi morali del film. eastwood inquieta ancora una volta con i suoi personaggi dolenti, ambigui, irrisolti. come ampiezza di respiro il film ricorda un po’ summer of sam di spike lee, ma risulta ancora più tragico perché meno legato al ritratto di un’epoca.