ieri ho fatto un saltino sulla sedia vedendo che acoolsha apre un post su shining citando instant karma di john lennon.
infatti quel pezzo lo trovo tuttora inquietante proprio perché mi capitò di ascoltarlo (stava sulla compilation apparsa poco dopo la mai troppo rimpianta dipartita di jl) appena prima di uscire, andare al cinema e vedere shining.
Il film mi fece così paura che da allora il ritornello citato, we all shine on, ahimè, ha perso tutto quel che poteva avere di solare. e da allora, se penso alla canzone penso un po’ al film, e spesso anche viceversa.
Autore: alba
adesso me lo dite? bastardi.
concerto a sorpresa dei cure a milano stasera: non mi servivano né il treno né l’auto né la bici per andarci. bastavano i piedi, al limite un tram.
ci siamo passati, volendo potevo chiedere se c’erano biglietti, o sentirmelo da fuori, ma per i miei nervi è stato un colpo troppo duro.
dopo gli schermi e le videocamere di imola, la mediazione continua: me lo sto guardando in tv. spero che tra la mia vita e i concerti estivi si manifesti per il seguito maggior sincronia, sennò sono fritta.
ps anzi, non potevo chiedere se c’erano biglietti: solo inviti per fan della coca-cola e di mtv. bisogna rassegnarsi: sono orribilmente fuori target.
alle 23.45, fine dello psicodramma: era un set di mezz’ora. posso tranquillamente completarlo con il video di orange senza ulteriori patemi…
sfuggire alla contrapposizione (culturale) tra natura e cultura
l’altro giorno mi ha colpito un post di babsi jones, che esprime un concetto a me ben noto: una volta, anch’io della natura me ne sbattevo, proprio, e invocavo come mie solo le giungle d’asfalto. adesso, quando vedo un fiore poco ci manca che il trucco (tanto caro a chi ama l’artificio come arte di costruirsi un mondo) mi si sciolga indecorosamente. un’interpretazione possibile, oltre a un rammollimento forse fisiologico e progressivo, al quale però una mente vigile dovrebbe pur riuscire a opporre resistenza, è questa: davanti a un’umanità che tanto spesso dà il suo peggio, datemi la natura, anytime. spiacevole finché si vuole – non ci sono solo i fiori -, ma almeno so con chi ho a che fare (poi ci penso io a stare a distanza di sicurezza, non sono mica scema). e anche i gatti, anche i gatti non mi sembra che mi piacciano per il loro essere «i meno animali delle bestie quadrupedi» (per quanto la loro adattabilità a vivere con noi chiusi in appartamento abbia dell’inquietante) ma proprio perché bestie sono; anche dietro al più domestico la bestia sempre c’è, e l’indifferenza inconsapevole che le è propria è così vera da farmi venire un groppo in gola.
per la cronaca
il mio viaggio di sabato verso imola si è svolto con tre mezzi di trasporto: treno, auto e bicicletta.
al matrimonio della mattina avevo un vestito verde bandiera a grossi bolli bianchi, con una giacchina che per caso è dello stesso verde e sandali bianchi. il mio moroso ha detto che ciò sarebbe stato più adatto a un matrimonio nell’ohio degli anni 50, a patto di avere un grande cappello. mio padre mi ha detto che sembravo miss lega lombarda.
anche questo esperimento di ubiquità è fallito. ho mollato il matrimonio ben prima del taglio della torta, ma questo non mi ha impedito (coda in autostrada) di arrivare al festival troppo tardi per vedere i pixies :-(((( per i quali dovrò continuare a vivere dei ricordi del secolo scorso. la disperazione mi ha impedito di gustare il solare concerto di ben harper, ma mi ha sicuramente predisposto nel migliore dei modi al concerto dei cure.
stirpe rossa
il capostipite, e un effetto di moltiplicazione.
in realtà i rossi (anche femmine) sono almeno sei. a volte li si può vedere arrampicarsi – o scendere alla tarzan – su un rampicante che porta al terrazzo del piano di sopra. dovrei riuscire a fotografarli per far capire che scena paradossale è.


sei un blogger.non lo sa nessuno. taci e fingi.
gattostanco riprende il suo catalogo di massime e citazioni citabili sul bloggare, questa volta parodiando mirabilmente pessoa.
quest’anno julian cope
fa le vacanze in sardegna.
(ci sono arrivata dopo aver letto il bel post su di lui pubblicato ieri da rogue semiotics.)
se una mattina d’estate una viaggiatrice
se sabato prossimo doveste andare nella città dove siete nati, al matrimonio di uno che da piccoli volevate sposarlo voi, e poi proseguire lungo la via emilia fino ad arrivare nelle ore più calde in un autodromo affollato, dove la maggior parte di quelli che suonano saranno più vecchi di voi ma la maggior parte del pubblico sarà molto più giovane, e insomma doveste affrontare una giornata potenzialmente ricca di picchi emotivi ma più probabilmente foriera di una stanchezza tipo chi-me-l’ha-fatto-fare, insomma, voi… che cosa vi mettereste?
mi serve un consiglio
cosa leggere di angela carter?
scaffali: bianciardi
luciano bianciardi, la vita agra, rizzoli, milano 1962:
• quinta edizione, febbraio 1963. copertina: dagrada.
• prima edizione bur, marzo 1974. copertina: john alcorn.
• pino corrias, vita agra di un anarchico, baldini e castoldi, milano 1993-1996.