ma mi sono persa volentieri a esplorare etichette per bagagli e stampa turistica d’epoca nei link suggeriti da make ready, in particolare il sito di david levine.
Autore: alba
in questi giorni
sui weblog che leggo si è verificata una strana concentrazione di post che parlano di maternità: chatiryworld, babsi jones, monsieurdosto.
il tema m’interessa perché mi trovo involontariamente impegnata – quale trentaseienne accoppiata ma inappropriatamente childless – in una silenziosa battaglia contro la necessità per le donne di giustificarsi se non hanno o non vogliono figli. le argomentazioni, volendo, possono essere numerose, ma secondo me si parte da un dato di fatto abbastanza semplice: ci sono persone che desiderano essere madri (anche persone di sesso maschile, ci dice monsieurdosto!) e altre che non ne sentono il bisogno, non si sono mai immaginate come genitori, e quindi tendono a non diventarlo, perché la loro vita non le conduce in quella direzione. davanti a questo, non di rado, scatta una pubblica riprovazione che tende a radicalizzare, per reazione, il rifiuto di riprodursi «a comando», e si finisce nella solita logica del dito puntato: «tu sei diverso!» vs. «sì e sono contentissimo di essere diverso», quando sarebbe tanto meglio essere sanamente gli uni diversi dagli altri accettandolo senza rinfacciarselo ogni cinque minuti. insomma, il succo per me è che queste sono scelte personali, visto che non c’è in gioco la sopravvivenza della specie; per contro sono soggette a una forte pressione sociale e un umile «preferirei di no» è estremamente malvisto, o quantomeno considerato un approccio molto superficiale alla questione – come sembrerà, sono sicura, anche il presente paragrafo… 27.08 – it’s only fair to translate for katherine, since i linked to her weblog… besides her post, i recently read two more blog entries about wanting or not wanting children (those are in italian – i don’t know what google will make of them). babsi doesn’t have children, and she seems to see this as a consequence of being entirely devoted to writing, no regrets. monsieurdosto is so happy to be a father that… he’s sorry he won’t ever feel what it’s like to give birth. as for me, i’m glad to see different and free-minded approaches to this subject, and to know that today having children is a matter of choice. but i’m not glad to see that preconceptions about women who just don’t feel like it, whatever the reason (i happen to be one of them at the moment), are very, very common – and i’m not talking about katherine’s comments on her colleague (the colleague’s remarks were arrogant and rude, if anything) but about me feeling such a strong pressure from my extended family and friends: be like us, be like us, be like us, the seem to mean when they say: isn’t it time to be a mother? (ok now, if english speakers go back to google, i won’t take offense.)
scaffali: giardini
s. mi ha fatto ricordare che anche su questo ho un piccolissimo nucleo di libri accumulati e agglomerati negli anni senza un particolare criterio (a parte un po’ di anglofilia).
• gardens to visit, the readers digest association, london 1995
• vita sackville-west, case di campagna inglesi, passigli, firenze s.d.
• gabrielle van zulyen, il giardino paradiso del mondo, universale electa/gallimard, s.l. 1995
romanzi:
• miquel de palol, il giardino dei sette crepuscoli, einaudi, torino 1999
• frances hodgson burnett, the secret garden, puffin books, london 1994
• elizabeth von arnim, il giardino di elizabeth, bollati boringhieri, torino 1989
questo blog ha bisogno di un giardiniere
e l’ha trovato, o meglio, lui ha trovato me* e mi ha mandato due bellissime foto (cliccare sulle miniature per vedere in dettaglio il pallore delle rose e i petali un po’ sfioriti).
mille grazie a sergio – chiunque trovi immagini così in «un paesaccio della brianza» (non lontano, per inciso, dai luoghi in cui io stessa compilo i miei inventari per rimanere a galla) ha già materiale per un weblog, penso.
* via cadavrexquis e totentanz… insomma, siamo quasi un ring di blog dal titolo decadente.
dürer al museo delle belle arti di budapest
del ritratto di giovane ho trovato tre riproduzioni in rete: due mi sembrano uguali, su siti ungheresi (qui e qui); l’altra è più scura ma nel complesso forse migliore, qui.
nessuna delle tre rende l’idea, ma garantisco che nel gioco di grande attualità «quale quadro ruberesti da una capitale europea» questo qui è un ottimo candidato. tra l’altro le custodi delle sale del museo sono tutte signore di una certa età. inspiegabilmente, nessuna di esse sembrava ipnotizzata dal ritratto.
altrettanto inspiegabilmente, il museo non ha una cartolina del ritratto. non lo sanno che io ho l’ansia da irripetibilità della visione? come la placo, senza la cartolina?
link trash del giorno
the diana-morrissey phenomenon. (via coudal)
dove si prova inconfutabilmente (mmm…) che morrissey avrebbe previsto la morte di lady d nell’album the queen is dead.
non ho parole.
for no reason at all
tranne che continuo a imbattermi in queste notizie. io sono stata solo nell’ultimo dei 3.
il birrificio più piccolo del mondo.
il pub più piccolo del regno unito.
il pub più piccolo di dublino.
scaffali: ungheria
il viaggio ha sollecitato la mia curiosità (e ovviamente i soliti sensi di colpa per la perniciosa ristrettezza delle mie letture).
sarebbero graditi suggerimenti in merito; intanto, appurato che l’unico libro ungherese che ho letto rimane probabilmente i ragazzi della via pál, ho asportato dalla più vicina libreria:
qualcosa di kértesz: essere senza destino (trad. di b. griffini, universale economica feltrinelli, 2004)
qualcosa di márai: l’eredità di eszter (trad. di g. bonetti, tascabile adelphi, 2004)
péter zilhay: l’ultima finestragiraffa (trad. di b. ventavoli, alet edizioni, 2004)
nonché la guida di budapest mondadori, quale magra consolazione per le delusioni che ci ha dato la guida budapest e l’ungheria edita da moizzi. mi sa che dopo dieci faticosi anni di snobismo a base di guide clup, lonely planet et similia, mi converto alle guide che ti spiegano con le figure cosa c’è da vedere.
invece attende ancora in libreria il poderoso harmonia cealestis di péter esterházy (trad. di a. sciacovelli, feltrinelli 2003), ma ho l’impressione che sia meglio metterselo in casa. non si sa mai che poi mi va fuori catalogo.
la passione magiara per i cartelli illustrati (sul lago balaton)
souvenir

questo stava sul terrazzo della nostra stanza, sull’isola di rab.