Autore: alba
presentimenti
ma non era parigi?
questo post di filmbrain su berlino quale città ideale del cinefilo sarebbe perfetto per ispirare una bella discussione da bar in cui ognuno dice la sua sull’argomento. in mancanza di ciò, attendo conferme o smentite da italiani più informati di me (che non ho mai messo piede a berlino).
labyrinth e maze
partendo da un sito sul labirinto medioevale, ho fatto un po’ di navigazione sull’argomento sempre attraente* dei labirinti, e mi è parso di capire che le due parole inglesi per indicarli abbiano polarizzato nell’uso significati diversi: labyrinth nei testi in rete è prevalentemente il labirinto bidimensionale, tracciato a terra o come motivo ornamentale, maze invece il labirinto tridimensionale, per lo più quello di siepi, da giardino.
navigando bisogna fare lo slalom tra siti per appassionati di giochi, siti per appassionati di mistero, siti che vendono e noleggiano labirinti.
tra i risultati di una ricerca in italiano prevalgono nettamente i noiosi usi metaforici della parola labirinto.
* specie se, gira gira, vi ritrovate sempre a disegnare oziosamente spirali, e se magari avete ogni tanto paura di perdere l’equilibrio. dico «se».
update 2006: the labyrinth society
gli inventari degli altri
ma quanto è bello
io la conoscevo bene di pietrangeli? una meraviglia, proprio.
le canzoni della colonna sonora.
un articolo in occasione del restauro del film.
link a un articolo accademico nella lista di furl del colonnino (a proposito, serve a qualcuno a parte me? passa inosservata? è noiosa?)
bibliografia:
io la conoscevo bene di antonio pietrangeli. infelicità senza drammi a c. di l. miccichè, lindau, 1999
un’invisibile presenza. il cinema di antonio pietrangeli a c. di g. martini, g. morelli e g. zappoli, il castoro, 1998.
tra l’altro è online in pdf (ma non comprende questo film) il catalogo della retrospettiva di pesaro l’età dell’oro. cinema italiano degli anni 60 (2000).
radio on
è il primo film di chris petit, coprodotto da wenders, noto perché inizia con un piano sequenza lungo tutta la durata di heroes (con tanto di strofa in tedesco; un’emozione supplementare è stata che trattandosi del primo rullo la pellicola era straziata e si sentiva malissimo) e per le riprese dall’interno di un’auto su strada bagnata inglese, colonna sonora radioactivity dei kraftwerk. c’è pure un’apparizione di sting, e nonostante questo il film mi è piaciuto molto.
del regista conoscevo il nome perché ovviamente ho sempre desiderato vedere radio on – con quel titolo lì e la mia fissa della radio, poi – ma c’è da notare che egli mi capitò tra i piedi anche un paio d’anni fa, ai tempi delle fatiche per sottotitolare uno dei suoi film girati in collaborazione con lo scrittore iain sinclair, london orbital (precedenti cospirazioni dei due: the cardinal and the corpse, the falconer, asylum). dopodiché, forse per masochismo, ho cercato di approfondire la conoscenza di sinclair e delle sue ossessioni psicogeografiche arrivando a imbarcarmi nella – lenta – lettura di lights out for the territory.
cp a sua volta scrive libri e recensioni letterarie.
è online pure il catalogo del festival di pesaro 2001 con la retrospettiva dedicata a cp e un suo articolo sul video digitale.
scriviamoci anche il nome dell’attore protagonista, la cui carriera, stando all’imdb, si è praticamente fermata lì: david beames. unica notizia su di lui trovata in rete: ha i capelli rosso fuoco, particolare ovviamente indecifrabile dal film.
nikola tesla (1856-1943)
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in coffee and cigarettes di jarmush mi era piaciuto lo sketch con i white stripes e la bobina di tesla, da cui si intuiva che l’inventore è personaggio di culto. poi in tesla ho inciampato di nuovo a zagabria. dunque mi sono sentita tenuta, se non proprio a documentarmi sull’argomento, perlomeno a sfogliare qualche link di argomento scientifico, per una volta.
intanto, il tesla (T) è l’unità di misura dell’elettromagnetismo (e questa notizia l’unità di misura della mia sprovvedutezza).
per saperne di più sulla carriera americana del croato pazzo per la corrente alternata: un sito americano, un sito italiano.
e tornando al fascino, ehm, magnetico di tesla sul mondo dell’arte: un film del 1980, tajna nikole tesle (tl il segreto di nikola tesla, di krsto papic), in cui appare orson welles.
01.03.05: link
nuova overdose d’immagini di illustratori americani del tempo che fu
sfogliare in rete questo genere di copertine, cartoline, riviste ormai è come la ricreazione a scuola (improvvisamente ho voglia di pizzette).
oggi un sito monografico su norman saunders, illustratore di copertine di tascabili e pulp magazine, e gli american art archives.
