Antique blog with a sentimental value, from the times when we branched out on the internet armed with anonymousness and our passions, no interest in making it a day job.
Nato come
To drown a rose in tempi di anonimato in rete, esterofilia e manifesti programmatici, questo archivio resta un inventario di cose lette sentite viste pensate che attira insperato traffico da google su argomenti balzani, e che ogni tanto, in modo un po’ horror, tende a rianimarsi.
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Come ti capisco. Uno dei miei incubi ricorrenti è quello di andare a leggere le novità sul blog di Betty Moore e ritrovarmi tra le sue malvestite 😉
è sempre con un sospiro di sollievo che mi dico: ok, non sono io…
la moda produce esclusivamente spot pubblicitari. diciamolo una buona volta! (con buona pace di Germano Celant e di quelli che hanno provato a spacciarla per arte.)
i quali stessi spot pubblicitari in un certo periodo erano considerati un’arte… o quantomeno un interessante mezzo espressivo.
(qui mi verrebbe un excursus sul fatto che il video – supporto e/o canale – in generale è veramente rimasto solo questo; se diventa arte diventa… cinema.)
la moda mi pare un complesso intreccio di creatività, industria, commercio assai importante (ev. aggiungere: troppo, purtroppo, quel che si vuole) nel nostro modo di vivere – v. predicozzo di meryl streep nel diavolo veste prada. Si può rifiutarla o contrapporsi, ma anche questo è un modo di tenerne conto! a me non interessa, però a volte mi incuriosisce.
‘Le Malvestite’ è basato su un’ottima idea ma a volte stanca. E’ chiaro che obbrobri vaganti ce ne sono sempre stati e sempre ci saranno, ma tutta questa critica mi pare fine a se stessa, tanto che sarei curiosa di conoscere il look di Betty, giusto per capire quale sarebbe la ‘retta via’ (se mai ce ne fosse una) da seguire per non essere etichettata ‘malvestita’.
superqueen, mi leggi nel pensiero.
it’s not about fashion, it’s about style
aaaaaah ecco perchè tutte le volte che mi aggiro per Corso Como mi dolgo di non avere il lanciafiamme con me!…
(il 29?…da che parte?)
purtroppo c’è un’ipocrisia connivente di fondo che nasconde il fatto che gli stagionali cambiamenti e i relativi rituali sono solo un modo per inventare una notizia, ergo pubblicizzare il marchio, ed è del tutto irrilevante la sostanza di tali cambiamenti.
proprio come nella pubblicità dei prosciutti o dei detersivi, nella moda (intesa come settore) c’è chi punta sullo stupore e chi sul prestigio e la continuità.
la differenza evidente è che le aziende prosciuttaie e i detersivifici NON producono scenette video o fotografie.
paolo, magari non se ne parla solo perché è davvero una cosa evidente, no? è un teatrino.
spider: nel mio tratto mattutino garibaldi-arco della pace capita pure di vedere i controllori fare la contravvenzione alle modelle.
…il tuo giro comincia dove finisce il mio
Ma il panorama è tristemente il medesimo
eh, magari!
credo che spesso riponiamo un’attenzione eccessiva all’abbigliamento di chi ci sta intorno, più o meno inconsapevolmente convinti che dall’aspetto esteriore sia possibile dedurre qualcosa di significativo e connotante della personalità, e predisposti a giudicare. in linea di massima può essere così, ma ritengo che alla base ci sia una visione dominante e deviata che ci porta a dimenticare che esistono persone intelligenti e di grande stile che vestono in maniera dimessa, o esteticamente discutibile, spesso affidandosi a stereotipi dell’abbigliamento senza pensarci troppo su. magari non si tratta delle due ragazze sull’autobus ma…
personalmente mi interrogo spesso se non sarebbe meglio spostare l’attenzione dall’abito verso altri dettagli … dimenticandoci dell’aspetto esteriore e sabotando il sistema della moda nella sua accezione più ampia.
è un’operazione che forse avrebbe senso anche su noi stessi, chissà…
be’, vestirsi rimane pur sempre una maniera di esprimersi. che permette anche di dire “vorrei sabotare il sistema della moda”. i mezzi sono da inventare, da qui al “se non puoi batterli unisciti a loro” di serpica naro.
[cercavo una mail per scriverti ma non l’ho trovata, ed allora continuo qui:]
il problema forse risiede nel fatto che per sabotare veramente il sistema della moda non rimane che dimenticarsene, riporre la propria attenzione in altro, non comperare così tanti vestiti senza che ve ne sia la reale necessità. sabotare il sistema della moda potrebbe voler dire affezionarsi ad altro, e riscoprire il senso del decoro piuttosto che quello dell’eleganza. lo stile passa ormai per altre strade, ma la nostra società vuole che non ce ne rendiamo conto, perché fa comodo una popolazione che spende in cappotti nuovi e scarpette sfiziose ad ogni stagione. Che fa riferimento all’editoria ed alla pubblicità, che ama la griffe e ne adotta lo status-symbol.
il caso serpica naro: non ne sentivo parlare da quando a suo tempo fece scalpore alle sfilate! ma rimane pur sempre un atto circoscritto a un ambito minato, quello della comunicazione ambigua che adotta le stesse regole del mondo che intende combattere. non sono più tanto certa che tale stratagemma funzioni, forse ci sarebbe bisogno di formarsi una coscienza in maniera più radicale e rigorosa. ipotizzo, e lo so che queste parole possono suonare sinistramente nihiliste; in parte è senz’altro così, perché contengono un fondo radicale, ma la continua mediazione ci sta portando ad assorbire quello che vorremmo cambiare rendendoci complici inconsapevoli, e questo un po’ di paura me la fa…
alla fine, in tale contesto, le opinioni personali non avrebbero più valore, non credi?
hai ragione che l’abito rimane un mezzo di espressione individuale e di comunicazione, ma a volte questo mi sembra un alibi che cela l’incapacità di uscire da un sistema di cose per concentrarsi su altro. naturalmente non è una critica a te ed a quello che hai scritto, ma una riflessione a voce alta in merito ad alcune questioni. il tuo post è stato un attivatore di pensieri.
passo ogni tanto, sul tuo blog trovo spesso spunti interessanti
buona giornata/ POPLIFE
buona giornata a te e grazie – mentre tu scrivevi queste cose interessanti, io ancora non sapevo che scarpe mettermi, quindi direi che merita parlarne…
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