Antique blog with a sentimental value, from the times when we branched out on the internet armed with anonymousness and our passions, no interest in making it a day job.
Nato come
To drown a rose in tempi di anonimato in rete, esterofilia e manifesti programmatici, questo archivio resta un inventario di cose lette sentite viste pensate che attira insperato traffico da google su argomenti balzani, e che ogni tanto, in modo un po’ horror, tende a rianimarsi.
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che gusto venire a leggerti!
buona giornata
domanda da un milione di dollari: perché la rosa è un simbolo così ricorrente?
eh. ce lo portiamo dietro da parecchio (fiore sacro a venere, poi collegato alla madonna, onnipresente sia nell’arte che in letteratura), ma il perché non lo dice mica, la garzantina! ci sarà da mettere in conto la compresenza di bellezza e spine, i diversi colori della rosa – a loro volta simbolici: rosso, bianco -, le diverse interpretazioni possibili del numero dei petali (ce n’è sia per le rose a 5 petali sia per quelle a più ordini di petali), forse la diffusione stessa del fiore…
meglio che sia il Giardiniere a dire la sua.
ci stavo guardando giusto settimana scorsa sul dizionario dei simboli, e la nota più rilevante di tutta la spatafiata dedicata alla rosa mi è parsa quella che la descriveva come il tradizionale simbolo dell’anima. però, ecco, secondo me ci dev’essere anche qualche spiegazione più semplice, perché ricorre molto anche nella cosiddetta “cultura popolare”…
D’inverno “fioriscono” i cavoli, che meraviglia!
che domanda ! ma perché a rose is a rose is a rose, no ?
avi! la quadratura del cerchio!
rosa fresca aulentissima: non sono in grado in questa malignazza provincia della dolce francia di controllare (e la memoria ahimé fa cilecca) “a rose would still be… if it were called by any other name” una delle poche cose sublimi di quel malriuscito piagnisteo su cani e gatti in quel di verona… be a sweet and post it for me, will you ?
[domani dovrei tornare nel bel paese, o come dicono qui “rentrer au bercail” e farla finita con questi vuoti di citazioni, cosa oltremodo fastidiosa per una maestrina dalla penna rossa come me che insiste perché gli allievi controllino sempre prima di consegnare il compito (si, perché i compiti in classe io li faccio fare a casa, si perde meno tempo, ma questa è un’altra storia, speriamo che non ci siano spie del ministero in giro per i blog)]
What’s in a name? that which we call a rose
By any other name would smell as sweet (Romeo and Juliet, 2, II)
[internet rende citazionisti anche gli smemorati.]
il che ci porterebbe però a prosaiche considerazioni sul cavolo, che by any other name would smell as sour, per bello che sia (il consiglio è di cuocerlo, se necessario, pochissimo, tagliato sottile).
tra l’altro: una mostra in tema a londra.
possibile che nessuno abbia sentito la mia mancanza?…
l’odore penetrante è dovuto alla presenza di isotiocianati… del resto il cavolo è davvero ottimo – e ricchissimo di vitamine e sali minerali – anche così: crudo in insalata, tagliato “finissimo” e condito con olio extravergine di oliva e succo fresco di limone…
già, what’s in a name? eppure dicono: stat rosa nomine… o mi sbaglio? per saperne di più non c’è che da aprire il portafoglio:
http://www.meemelink.com/books%20pages/books.roses.html
ma che ne direste di uscire in giardino per una volta tanto: abbandonare gli uffici, le stanze, le polverose carte, i libri e incontrarla dal vivo una rosa?… per chi sta a milano consiglio una passeggiata post-prandiale ai giardini della guastalla. intorno alla vasca dei pesci fra bossi odorosi cresce la rosa…
FINALMENTE! non sapevamo più che petali pigliare!
però: «stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus» (bernard de morlay/u. eco), nel suo affascinante relativismo, mi sembra un po’ in contraddizione con shakespeare e stein, e quindi – forse – con lo spirito di ritorno alle radici del monday bud blogging.