ad aspettarsi di ritrovare, nella mostra arrivata da lione al pac di milano, l’atmosfera di certi dischi di l.a. (e degli spettacoli, immagino: io non li ho visti) si rischia di restare delusi. il titolo, the record of the time, viene proprio dal testo di una canzone e rappresenta senz’altro il suo lavoro – che, proprio perché in gran parte indaga sul tempo e si articola nel tempo, si presta male a essere ridotto a singoli pezzi rappresentativi da fruizione rapida. p., che ci è venuta con me, ha trovato il tutto un po’ freddo, e in effetti, restando precluso il coinvolgimento di una performance, quello che resta sono delle idee persino troppo furbe (rimane quasi l’impressione di trovarsi davanti degli scherzetti da prestigiatore, quando non subentra la frustrazione nell’osservare schizzi preparatori o documentazione video e fotografica di spettacoli che non vedremo). interessante, comunque, la panoramica sul lavoro di un?artista le cui cose più riuscite forse sono quelle equidistanti sia dall’arte concettuale che dalla musica pop: quelle che trascinano lo spettatore in una dimensione da cui si vede e si ascolta il mondo in modo diverso (sto ascoltando bright red: funziona).
carino, per me che non ne sapevo nulla, avere un’idea di cosa faceva agli esordi e vedere i 3 libri d’artista: handbook (vero «manuale»: bisogna sfogliarlo tutto, e il testo riflette sul gesto di sfogliare), windbook (qui sono due ventilatori in una teca a sfogliare a caso un libro), light in august (un elenco di oggetti – quelli spariti dalla casa di l.a. in occasione di un furto – abbinato a una lezione di osservazione della quantità di oggetti rappresentati nella melencholia di dürer: in ogni copia un elemento è evidenziato in rosso). la cosa più bella è senz’altro il tavolo manofonico, ma il cuscino che ti racconta le storie all’orecchio sarebbe carino averlo a casa. l.a. fa spesso cose che c’entrano col sonno e col sogno.
pessima l’idea di proiettare su schermo grande i brutti videoclip promozionali degli anni 80, tra l’altro quasi senz’audio, e il cd-rom puppet motel, che così sembrava avere una grafica bruttissima.