non so perché possiedo questo francobollo polacco.

franc1.jpgDa 1,55 zloty, provenienza ignota. l’ho tenuto perché era colorato, e per tutti gli altri motivi, futili e meno futili, che mi fanno amare i francobolli. e per i quali mi è piaciuto molto l’articolo di sofri sull’argomento, su panorama (via wittgenstein perché non leggo panorama). tra l’altro, è verissimo che per i bambini è bello raccogliere i francobolli così, non per la loro importanza ma per curiosità dei paesi stranieri e di tutte le cose bizzarre che vi si trovano raffigurate sopra. mio papà mi dava da tenere quelli delle buste dei missionari, che erano un po’ l’unica corrispondenza straniera che arrivava a casa mia, in compenso da molto lontano. avevo anche un bell’album verde con tutte le striscioline trasparenti, regalato da uno zio che faceva della filatelia seria, ma in effetti non me n’è mai importato niente del dentino mancante che avrebbe dovuto squalificare per sempre il francobollo. però lo si staccava col vapore, con tutti i crismi. e devo dire che ancora adesso ho il dubbio, quando incollo un francobollo, che se non ha tutti i dentini integri la lettera non arrivi a destinazione.

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questi sono arrivati oggi, da napoli. la cartolina riproduce un’immagine di totò, peppino e la malafemmina, la scena dove peppino scrive sotto dettatura. ce l’ha mandata s. e va a unirsi all’ormai cospicua collezione di quelle che ci spedisce da ogni angolo della penisola e a volte del globo, con un talento per scovare quelle più buffe, strane o assurde; pensavo di scannerarle e raccoglierle. forse l’idea mi è venuta dalle immagini inglesi anni 70 raccolte nel libro boring postcards (regalato a m. per natale) da martin parr. sono deprimenti immagini inglesi di hall di alberghi, squallidi centri abitati degli anni 70 et similia, che viste tutte insieme sono un vero documento nonché monumento al cattivo gusto.

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nell’articolo di cui sopra c’ è anche un rapido ma preciso accenno all’operazione di mail art che è l’abbinare alla cartolina il francobollo: io mi sono trovata a farlo circa tre settimane fa, incurante delle prese in giro di px, con i francobolli francesi che hanno le foto di monumenti nazionali e abitazioni tipiche. ecco, i francobolli con le foto però non mi piacciono: molto meglio le illustrazioni. quelli irlandesi, nella miglior tradizione, raffigurano le specie di uccelli dell’isola.

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quando arrivano nella casella è sempre una bella cosa, e un piccolo viaggio.

ma se chi riceve la posta sa di non poter viaggiare affatto, si può solo immaginare di quanta malinconia si carichi l’amata e un po’ ingenua arte postale.

cappottiglia

acuta definizione di px per la variegata stratificazione di soprabiti et similia con cui invado l’appartamento nella stagione fredda (vedi sotto). quelli a cui sono più affezionata sono quelli recuperati o di seconda mano.

my junk is like a friend

collezione o accumulazione? stuff o junk? bell’articolo del new york times. è di franz lidz che ha scritto un libro sui fratelli collyer, famosi a new york per essere morti, negli anni 40, imprigionati dalla «roba» accumulata in casa negli anni. nell’articolo parla anche di suo zio arthur: è lui che dice «la mia roba è come un amico». come disturbo, l’hoarding (qualcuno sa se c’è una parola italiana?) è collegato al poco spazio delle case di città all’enormità di carta che pervade la nostra vita. ma come subentra l’incapacità di buttare via? secondo lo zio arthur «forse mi è mancato qualcosa nell’infanzia, qualcosa di grosso. il fatto è che la roba trovata non la paghi. è gratis».